CAPITOLO VIII

PRATICHE PARTICOLARI DI QUESTA DEVOZIONE

226. Sebbene l'essenziale di questa devozione consista nell'interiore, ha anche parecchie pratiche esteriori che non bisogna trascurare: «Queste cose bisognava fare senza trascurare quelle» (Lc 11,42), sia perché le pratiche esteriori fatte bene aiutano le interiori, sia perché fanno ricordare all'uomo, che agisce sempre per mezzo dei sensi, ciò che ha fatto o deve fare; sia perché sono adatte a edificare il prossimo che le vede, cosa che non fanno le puramente interiori. Che nessun mondano o critico dunque si intrometta per dire che la vera devozione è nel cuore, che bisogna evitare ciò che è esteriore, che può esservi della vanità, che bisogna nascondere la propria devozione, ecc. Rispondo loro con il mio Maestro: «Gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5,16); non, dice san Gregorio, che si debbano fare le proprie azioni e devozioni esteriori per piacere agli uomini e ricavarne qualche lode, questo sarebbe vanità; ma le si fa talvolta davanti agli uomini, con l'intento di piacere a Dio e di farlo glorificare, senza preoccuparsi dei disprezzi o delle lodi degli uomini.

Riferirò brevemente alcune pratiche esteriori, che non chiamo esteriori perché le si fa senza interiore, ma perché hanno qualcosa di esteriore, per distinguerle da quelle che sono puramente interiori.

Pratiche esteriori. Prima pratica

227. Prima pratica. Coloro che vorranno entrare in questa devozione particolare, che non è eretta in confraternita, anche se ciò sarebbe auspicabile, dopo aver impiegato dodici giorni almeno a vuotarsi dello spirito del mondo contrario a quello di Gesù Cristo, impiegheranno tre settimane a riempirsi di Gesù Cristo per mezzo della santissima Vergine. Ecco l'ordine che potranno seguire:

228. Durante la prima settimana adopereranno tutte le loro preghiere e opere di pietà per chiedere la conoscenza di se stessi e la contrizione dei loro peccati: e faranno tutto in spirito di umiltà. Per questo potranno, se vogliono, meditare ciò che ho detto del nostro cattivo fondo e considerarsi, nei sei giorni di questa settimana, come lumache, lumaconi, rospi, maiali, serpenti e capri; oppure queste tre parole di S. Bernardo: «Pensa a ciò che fosti, seme corrotto; a ciò che sei, un recipiente di sterco; a ciò che sarai, cibo per i vermi». Pregheranno Nostro Signore e lo Spirito Santo di illuminarli, con queste parole: «Signore, che io veda»; o «Che io mi conosca»; o «Vieni, Spirito Santo», e diranno ogni giorno le litanie dello Spirito Santo. Ricorreranno alla santissima Vergine e le chiederanno questa grande grazia, che deve essere il fondamento delle altre, e per questo diranno ogni giorno l'Ave Maris Stella e le sue litanie.

229. Durante la seconda settimana si applicheranno, in tutte le loro preghiere e opere della giornata, a conoscere la santissima Vergine. Chiederanno questa conoscenza allo Spirito Santo. Potranno leggere e meditare ciò che abbiamo detto di lei. Reciteranno, come la prima settimana, le litanie dello Spirito Santo e l'Ave Maris Stella, e inoltre un Rosario ogni giorno, o almeno la terza parte, con questa intenzione.

230. Impiegheranno la terza settimana a conoscere Gesù Cristo. Potranno leggere e meditare ciò che abbiamo detto di lui, e dire la preghiera di sant'Agostino posta verso l'inizio della seconda parte (67). Potranno, con lo stesso santo, dire e ripetere cento e cento volte al giorno: «Signore, che io ti conosca!» oppure: «Signore, che io veda chi sei!». Reciteranno, come nelle settimane precedenti, le litanie dello Spirito Santo e l'Ave Maris Stella, e aggiungeranno ogni giorno le litanie del Nome di Gesù.

231. Al termine di queste tre settimane si confesseranno e comunicheranno con l'intenzione di donarsi a Gesù Cristo, come schiavi d'amore, per le mani di Maria. E dopo la Comunione, che cercheranno di fare secondo il metodo indicato in seguito (266-273), reciteranno la formula della loro consacrazione, che troveranno in seguito; bisognerà che la scrivano o la facciano scrivere, se non è stampata, e che la firmino lo stesso giorno in cui la faranno.

232. Sarà bene che in quel giorno paghino qualche tributo a Gesù Cristo e alla sua santa Madre, sia per penitenza della loro infedeltà passata ai voti battesimali, sia per affermare la loro dipendenza dal dominio di Gesù e di Maria. Ora, questo tributo sarà secondo la devozione e la possibilità di ciascuno: come un digiuno, una mortificazione, un'elemosina, un cero; anche se donassero solo uno spillo, di buon cuore, è sufficiente per Gesù, che guarda solo la buona volontà.

233. Ogni anno almeno, lo stesso giorno, rinnoveranno la stessa consacrazione, osservando le stesse pratiche per tre settimane.

Potranno anche, ogni mese e ogni giorno, rinnovare tutto ciò che hanno fatto con queste poche parole: «Tuus totus ego sum, et omnia mea tua sunt», Io sono tutto tuo e tutto ciò che ho è tuo, mio amabile Gesù, per mezzo di Maria, tua santa Madre.

Seconda pratica

234. Seconda pratica. Reciteranno ogni giorno della loro vita, senza tuttavia alcun incomodo, la coroncina della santissima Vergine, composta di tre Pater e dodici Ave, in onore dei dodici privilegi e grandezze della santissima Vergine. Questa pratica è molto antica e ha il suo fondamento nella sacra Scrittura. San Giovanni vide una donna coronata di dodici stelle, vestita di sole e con la luna sotto i suoi piedi, la quale donna, secondo gli interpreti, è la santissima Vergine.

235. Vi sono parecchi modi di dirla bene che sarebbe troppo lungo riportare: lo Spirito Santo li insegnerà a coloro che saranno più fedeli a questa devozione. Tuttavia, ecco un modo semplice di dirla, bisogna prima dire: «Dignare me laudare te, Virgo sacrata; da mihi virtutem contra hostes tuos»; poi si dirà il Credo, poi un Pater, poi quattro Ave Maria e un Gloria Patri; altre due volte un Pater, quattro Ave Maria, un Gloria Patri. Alla fine si dice il Sub tuum praesidium.

Terza pratica

236. Terza pratica. È molto lodevole, molto glorioso e molto utile per quelli che si faranno schiavi di Gesù in Maria, portare come segno della loro schiavitù amorosa delle catenelle di ferro benedette.

Questi segni esteriori, in verità, non sono essenziali e uno può benissimo farne a meno, sebbene abbia abbracciato questa devozione; tuttavia, non posso astenermi dal lodare molto coloro che, dopo aver scosso le catene vergognose della schiavitù del demonio, cui il peccato originale e forse i peccati attuali li avevano avvinti, si sono volontariamente messi sotto la gloriosa schiavitù di Gesù Cristo e si gloriano, con san Paolo, di essere in catene per Gesù Cristo, catene mille volte più gloriose e più preziose, benché di ferro e senza splendore, di tutte le collane d'oro degli imperatori.

237. Sebbene un tempo non ci fosse nulla di più infame della croce, ora questo legno è la cosa più gloriosa del cristianesimo. Diciamo lo stesso dei ferri della schiavitù. Non vi era nulla di più ignominioso tra gli antichi, e ancora oggi tra i pagani; ma, tra i cristiani, non vi è nulla di più illustre delle catene di Gesù Cristo, perché ci liberano e ci preservano dai legami infami del peccato e del demonio; perché ci mettono in libertà e ci legano a Gesù Cristo e a Maria, non per costrizione e per forza, come dei forzati, ma per carità e per amore, come dei figli: «Io li attirerò a me, dice Dio per bocca di un profeta, con vincoli d'amore» (Os 11,4), che, di conseguenza, sono forti come la morte, e in certo qual modo più forti, in quelli che saranno fedeli a portare fino alla morte questi segni gloriosi. Perché benché la morte distrugga i loro corpi riducendoli in putredine, non distruggerà i legami della loro schiavitù, che, essendo di ferro, non si corrompono facilmente; e forse nel giorno della risurrezione dei corpi, nel giudizio universale, queste catene, che legheranno ancora le loro ossa, faranno parte della loro gloria, e saranno cambiate in catene di luce e di gloria. Beati dunque mille volte gli schiavi illustri di Gesù in Maria, che porteranno le loro catene fino alla tomba!

238. Ecco le ragioni per cui si portano queste catenelle:

1) Per ricordare al cristiano i voti e gli impegni del suo battesimo, la rinnovazione perfetta che ne ha fatto con questa devozione e l'obbligo stretto che ha di rimanervi fedele. Poiché l'uomo, che si lascia guidare spesso più dai sensi che dalla pura fede, si dimentica facilmente dei suoi obblighi verso Dio, se non ha qualcosa di esteriore che glieli ricordi, queste catenelle servono meravigliosamente al cristiano per ricordargli le catene del peccato e la schiavitù del demonio, da cui il santo battesimo l'ha liberato, e la dipendenza da Gesù Cristo che ha promesso nel santo battesimo e ha ratificato con la rinnovazione dei voti. Una delle ragioni per cui così pochi cristiani pensano ai loro voti battesimali e vivono da dissoluti come se non avessero promesso nulla a Dio, come i pagani, è che non portano alcun segno esteriore che glieli ricordi.

239. 2) Per mostrare che non si arrossisce della schiavitù e servitù di Gesù Cristo, e che si rinuncia alla schiavitù funesta del mondo, del peccato e del demonio.

3) Per difendersi e preservarsi dalle catene del peccato e del demonio. Perché bisogna che noi portiamo o le catene d'iniquità o le catene di carità e di salvezza.

240. Ah! mio caro fratello, spezziamo le catene dei peccati e dei peccatori, del mondo e dei mondani, del diavolo e dei suoi seguaci, e gettiamo via il loro giogo funesto: «Spezziamo le loro catene e gettiamo via il loro giogo» (Sal 2,3). Introduciamo i nostri piedi, per servirmi dei termini dello Spirito Santo, nei suoi ceppi gloriosi e il nostro collo nel suo giogo: «Introduci i tuoi piedi nei suoi ceppi e il tuo collo nel suo giogo» (Sir 6,24). Pieghiamo le nostre spalle e portiamo la Sapienza, che è Gesù Cristo, e non infastidiamoci per i suoi legami: «Piega le tue spalle e portala, e non infastidirti per i suoi legami» (Sir 6,25). Noterai che lo Spirito Santo, prima di dire queste parole, vi prepara l'anima, affinché non rigetti il suo importante consiglio. Ecco le sue parole: «Ascolta, figlio, e accetta un consiglio sapiente, non rigettare il mio consiglio» (Sir 6,23).

241. Permetti, mio carissimo amico, che io mi unisca allo Spirito Santo per darti lo stesso consiglio: «I suoi legami sono legami di salvezza» (Sir 6,30). Poiché Gesù Cristo in croce deve attirare tutti a sé, volenti o nolenti, attirerà i reprobi con le catene dei loro peccati, per incatenarli come forzati e diavoli alla sua ira eterna e alla sua giustizia vendicatrice; ma attirerà, particolarmente in questi ultimi tempi, i predestinati con le catene della carità: «Attirerò tutti a me» (Gv 12,32). «Io li attirerò a me con vincoli d'amore» (Os 11,4).

242. Questi schiavi innamorati di Gesù Cristo o prigionieri di Gesù Cristo, «vincti Christi» (Ef 3,1), possono portare le loro catene al collo, o ai polsi, o ai fianchi, o ai piedi. Il padre Vincenzo Caraffa, settimo generale della Compagnia di Gesù, che morì in odore di santità l'anno 1643, portava, come segno della sua servitù, un cerchio di ferro ai piedi e diceva che il suo dolore era di non poter trascinare pubblicamente la catena. La madre Agnese di Gesù, di cui abbiamo parlato, portava una catena di ferro ai fianchi. Alcuni altri l'hanno portata al collo, per penitenza delle collane di perle che avevano portato nel mondo. Alcuni l'hanno portata al polso, per ricordarsi nei lavori delle loro mani di essere schiavi di Gesù Cristo.

Quarta pratica

243. Quarta pratica. Avranno una singolare devozione per il grande mistero dell'Incarnazione del Verbo, il 25 marzo, che è il mistero proprio di questa devozione, perché questa devozione è stata ispirata dallo Spirito Santo: 1) per onorare e imitare la dipendenza ineffabile che Dio Figlio ha voluto avere da Maria, per la gloria di Dio Padre e per la nostra salvezza, dipendenza che appare particolarmente in questo mistero in cui Gesù Cristo è prigioniero e schiavo nel seno della divina Maria e in cui dipende da lei in tutte le cose; 2) per ringraziare Dio delle grazie incomparabili che ha fatto a Maria e particolarmente di averla scelta come sua degnissima Madre, scelta che è stata fatta in questo mistero: questi sono i due fini principali della schiavitù di Gesù Cristo in Maria.

244. Nota, per favore, che dico ordinariamente: «lo schiavo di Gesù in Maria, la schiavitù di Gesù in Maria». Si può dire, in verità, come parecchi hanno fatto finora: «lo schiavo di Maria, la schiavitù della santa Vergine»; ma io credo che sia meglio dirsi schiavo di Gesù in Maria, come consigliò il Tronson, superiore generale del Seminario di San Sulpizio, famoso per la sua rara prudenza e la sua consumata pietà, a un ecclesiastico che lo consultava su questo argomento. Eccone le ragioni:

245. 1) Siccome siamo in un secolo orgoglioso, in cui vi è un gran numero di sapienti tronfi, di spiriti forti e critici, che trovano da ridire sulle pratiche di pietà meglio stabilite e più solide, per non dar loro un'occasione di critica senza necessità, è meglio dire: «la schiavitù di Gesù Cristo in Maria» e dirsi «lo schiavo di Gesù Cristo» anziché lo schiavo di Maria; prendendo la denominazione di questa devozione dal suo fine ultimo, che è Gesù Cristo, piuttosto che dalla via e dal mezzo per arrivare a questo fine, che è Maria; sebbene si possa, a dire il vero, usare l'una e l'altra senza scrupolo, come faccio io. Per esempio, un uomo che va da Orléans a Tours, per la strada di Amboise, può benissimo dire che va ad Amboise e che va a Tours; che è viaggiatore di Amboise e viaggiatore di Tours; con questa differenza, però, che Amboise è solo la sua strada diritta per andare a Tours, e che Tours è il suo fine ultimo e il termine del suo viaggio.

246. 2) Siccome il principale mistero che si celebra e si onora in questa devozione è il mistero dell'Incarnazione, nel quale non si può vedere Gesù Cristo che in Maria, incarnato nel suo seno, è più opportuno dire: «la schiavitù di Gesù in Maria», di Gesù residente e regnante in Maria, secondo questa bella preghiera: «O Gesù, vivente in Maria, vieni e vivi in noi, nel tuo spirito di santità, ecc.».

247. 3) Questo modo di parlare mostra di più l'unione intima che c'è tra Gesù e Maria. Essi sono uniti così intimamente che l'uno è tutto nell'altro: Gesù è tutto in Maria e Maria è tutta in Gesù; o meglio, ella non è più, ma solo Gesù tutto in lei; e sarebbe più facile separare la luce dal sole che Maria da Gesù. Di modo che si può chiamare Nostro Signore «Gesù di Maria» e la santa Vergine «Maria di Gesù».

248. Poiché il tempo non mi permette di fermarmi a spiegare le eccellenze e le grandezze del mistero di Gesù vivente e regnante in Maria, o dell'Incarnazione del Verbo, mi limiterò a dire in poche parole che abbiamo qui il primo mistero di Gesù Cristo, il più nascosto, il più elevato e il meno conosciuto; che è in questo mistero che Gesù, d'accordo con Maria, nel suo seno, che è per questo chiamato dai santi «la sala dei segreti di Dio», ha scelto tutti gli eletti; che è in questo mistero che ha operato tutti i misteri della sua vita che sono seguiti, per l'accettazione che ne ha fatto: «Entrando nel mondo Cristo dice: Ecco, io vengo per fare la tua volontà» (Eb 10,5.7); e, di conseguenza, che questo mistero è un compendio di tutti i misteri, che contiene la volontà e la grazia di tutti; infine, che questo mistero è il trono della misericordia, della liberalità e della gloria di Dio. Il trono della sua misericordia per noi, perché, siccome ci si può avvicinare a Gesù solo per mezzo di Maria, si può vedere Gesù e parlargli solo tramite Maria. Gesù, che esaudisce sempre la sua cara Madre, vi concede sempre la sua grazia e la sua misericordia ai poveri peccatori: «Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia» (Eb 4,16). È il trono della sua liberalità verso Maria, perché, mentre questo nuovo Adamo ha dimorato in questo vero paradiso terrestre, vi ha operato tante meraviglie nel segreto che né gli angeli, né gli uomini possono comprendere. È il trono della sua gloria riguardo al Padre, perché è in Maria che Gesù Cristo ha perfettamente placato il Padre, irritato con gli uomini; che ha perfettamente riparato la gloria che il peccato gli aveva tolto, e che, col sacrificio che ha fatto della sua volontà e di se stesso, gli ha dato più gloria di quanta non gliene avessero mai data tutti i sacrifici dell'antica legge, e infine che gli ha dato una gloria infinita, che non aveva mai ricevuto dall'uomo.

Quinta pratica

249. Quinta pratica. Avranno una grande devozione per l'Ave Maria, di cui pochi cristiani, benché istruiti, conoscono il pregio, il merito, l'eccellenza e la necessità. Bisognò che la santa Vergine apparisse più volte a grandi santi molto istruiti per mostrarne loro il valore, come a san Domenico, a san Giovanni da Capestrano, al beato Alano della Rupe. Essi hanno composto libri interi sulle meraviglie e sull'efficacia di questa preghiera per convertire le anime; hanno proclamato a gran voce, hanno predicato pubblicamente che, essendo cominciata la salvezza del mondo con l'Ave Maria, la salvezza di ognuno è legata a questa preghiera; che è questa preghiera che ha fatto portare alla terra arida e sterile il frutto di vita, e che è questa stessa preghiera, ben recitata, che deve far germinare nelle nostre anime la parola di Dio e portare il frutto di vita, Gesù Cristo; che l'Ave Maria è una rugiada celeste che bagna la terra, cioè l'anima per farle portare frutto a suo tempo; e che un'anima che non è bagnata da questa preghiera o rugiada celeste non porta frutto e dà solo rovi e spine, e va incontro alla maledizione.

250. Ecco ciò che la santissima Vergine ha rivelato al beato Alano della Rupe, come è indicato nel suo libro De dignitate Psalterii, e poi dal Cartagena: «Sappi, figlio mio, e fallo sapere a tutti, che è un segno probabile e prossimo di dannazione eterna avere avversione, tedio e negligenza per l'Ave Maria, che ha salvato il mondo intero». Sono parole molto consolanti e molto terribili, che si stenterebbe a credere se non avessimo per garante questo sant'uomo e san Domenico prima di lui, e poi parecchi grandi personaggi, nonché l'esperienza di parecchi secoli. Perché si è sempre notato che coloro che portano il segno della riprovazione, come tutti gli eretici, gli empi, gli orgogliosi e i mondani, odiano o disprezzano l'Ave Maria e il Rosario. Gli eretici imparano e recitano ancora il Pater, ma non l'Ave Maria, né il Rosario; li aborriscono: porterebbero su di sé un serpente piuttosto che una corona. Gli orgogliosi anche, benché cattolici, siccome hanno le stesse inclinazioni del loro padre Lucifero, disprezzano o hanno solo indifferenza per l'Ave Maria, e considerano il Rosario una devozione da donnicciola buona solo per gli ignoranti e quelli che non sanno leggere. Al contrario, si è visto, per esperienza, che quelli che hanno grandi segni di predestinazione amano, gustano e recitano con piacere l'Ave Maria; e che più sono di Dio, più amano questa preghiera. È ciò che la santa Vergine disse anche al beato Alano, dopo le parole che ho appena citato.

251. Io non so come ciò avvenga né perché, ma è vero; e non conosco un segreto migliore per sapere se una persona è di Dio che esaminare se ama dire l'Ave Maria e il Rosario. Dico: ama; perché può succedere che una persona si trovi nell'impossibilità naturale o anche soprannaturale di dirla, ma la ama sempre e la ispira agli altri.

252. ANIME PREDESTINATE, SCHIAVI DI GESÙ IN MARIA, sappiate che l'Ave Maria è la più bella di tutte le preghiere dopo il Pater; è il più perfetto complimento che possiate fare a Maria, poiché è il complimento che l'Altissimo le mandò a fare da un arcangelo per conquistare il suo cuore; e fu così potente sul suo cuore, per le segrete attrattive di cui è pieno, che Maria diede il suo consenso all'Incarnazione del Verbo, nonostante la sua profonda umiltà. È con questo complimento che anche voi conquisterete infallibilmente il suo cuore, se lo dite come si deve.

253. L'Ave Maria ben detta, cioè con attenzione, devozione e modestia, è, secondo i santi, il nemico del diavolo, che lo mette in fuga, il martello che lo schiaccia, la santificazione dell'anima, la gioia degli angeli, la melodia dei predestinati, il cantico del Nuovo Testamento, il gaudio di Maria e la gloria della Santissima Trinità. L'Ave Maria è una rugiada celeste che rende l'anima feconda; è un bacio casto e amoroso che si dà a Maria, è una rosa vermiglia che le si presenta, è una perla preziosa che le si offre, è una coppa d'ambrosia e di nettare divino che le si dona. Tutti questi paragoni sono dei santi.

254. Vi prego dunque instancabilmente, per l'amore che vi porto in Gesù e in Maria, di non limitarvi a recitare la coroncina della santa Vergine, ma anche la terza parte del Rosario e, se ne avete il tempo, il Rosario intero ogni giorno. Nell'ora della vostra morte benedirete il giorno e l'ora in cui mi avete creduto e, dopo aver seminato benedizioni di Gesù e di Maria, raccoglierete benedizioni eterne in cielo: «Qui seminat in benedictionibus, in benedictionibus et metet» (2 Cor 9,6).

Sesta pratica

255. Sesta pratica. Per ringraziare Dio delle grazie fatte alla santissima Vergine, diranno spesso il Magnificat, sull'esempio della beata Maria d'Oignies e di parecchi altri santi. È la sola preghiera e la sola opera composta dalla santa Vergine, o meglio da Gesù in lei, perché era lui che parlava per bocca di lei. È il più grande sacrificio di lode ricevuto da Dio nella legge della grazia. È da un lato il più umile e il più riconoscente, e dall'altro il più sublime e il più elevato di tutti i cantici: vi sono in questo cantico misteri così grandi e così nascosti che gli angeli li ignorano. Gerson, dottore tanto pio e sapiente, dopo aver impiegato una gran parte della sua vita a comporre trattati pieni di erudizione e di pietà sulle materie più difficili, non intraprese che tremando, verso la fine della sua vita, la spiegazione del Magnificat, a coronamento di tutte le sue opere. Riporta, in un volume in folio che ha composto, parecchie cose meravigliose del bel e divino cantico. Tra le altre cose dice che la santissima Vergine lo recitava spesso lei stessa, e particolarmente dopo la santa Comunione, come ringraziamento. Il sapiente Benzoni, spiegando lo stesso Magnificat, riporta parecchi miracoli operati per sua virtù e dice che i diavoli tremano e fuggono quando sentono queste parole del Magnificat: «Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore» (Lc 1,51).

Settima pratica

256. Settima pratica. I fedeli servi di Maria devono molto disprezzare, odiare e fuggire il mondo corrotto, e servirsi delle pratiche del disprezzo del mondo che abbiamo dato nella prima parte.

Pratiche interiori

257. Oltre alle pratiche esteriori appena riportate, che non bisogna trascurare né per negligenza né per disprezzo, quanto lo stato e la condizione di ciascuno lo permette, ecco delle pratiche interiori molto santificanti per quelli che lo Spirito Santo chiama a un'alta perfezione.

Si tratta, in breve, di fare tutte le proprie azioni PER MEZZO DI MARIA, CON MARIA, IN MARIA e PER MARIA, per farle più perfettamente per mezzo di Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù e per Gesù.

Per mezzo di Maria

258. 1) Bisogna fare le proprie azioni per mezzo di Maria, cioè bisogna che obbediscano in ogni cosa alla santissima Vergine, e che siano guidati in ogni cosa dal suo spirito, che è lo Spirito Santo di Dio. «Quelli che sono guidati dallo spirito di Dio sono figli di Dio» (Rm 8,14). Quelli che sono guidati dallo spirito di Maria sono figli di Maria, e, di conseguenza, figli di Dio, come abbiamo mostrato, e tra tanti devoti della santa Vergine, sono veri e fedeli devoti solo quelli che sono guidati dal suo spirito. Ho detto che lo spirito di Maria è lo spirito di Dio, perché ella non è mai stata guidata dal suo proprio spirito, ma sempre dallo spirito di Dio, che se ne è talmente impadronito da divenire il suo proprio spirito. Per questo sant'Ambrogio dice: «L'anima di Maria sia in ciascuno per magnificare il Signore; lo spirito di Maria sia in ciascuno per esultare in Dio». Quanto è felice un'anima quando, sull'esempio del buon fratello gesuita Rodriguez, morto in odore di santità, è tutta posseduta e governata dallo spirito di Maria, che è uno spirito dolce e forte, zelante e prudente, umile e coraggioso, puro e fecondo!

259. Affinché l'anima si lasci guidare da questo spirito di Maria, bisogna: 1) Rinunciare al proprio spirito, alle proprie vedute e volontà prima di fare qualcosa: per esempio, prima di pregare, di dire o ascoltare la santa Messa, di comunicarsi, ecc.; perché le tenebre del nostro spirito e la malizia della nostra volontà e del nostro agire, se le seguiamo, anche se ci sembrano buone, ostacolano lo spirito di Maria. 2) Bisogna abbandonarsi allo spirito di Maria per esserne mossi e guidati nel modo che lei vorrà. Bisogna mettersi e abbandonarsi nelle sue mani verginali, come uno strumento nelle mani dell'artista, come un liuto nelle mani di un buon suonatore. Bisogna perdersi e abbandonarsi in lei, come una pietra che si getta nel mare: si fa semplicemente e in un istante, con una sola occhiata dello spirito, con un piccolo movimento della volontà, o verbalmente, dicendo, per esempio: «Rinuncio a me stesso, mi dono a te, mia cara Madre». E anche se non si sente alcuna dolcezza sensibile in questo atto di unione, è comunque reale; proprio come se si dicesse, Dio non voglia: «Mi dono al diavolo», con altrettanta sincerità, benché lo si dicesse senza alcun mutamento sensibile, si sarebbe comunque realmente del diavolo. 3) Bisogna di quando in quando, durante e dopo le proprie azioni, rinnovare lo stesso atto di offerta e di unione; più lo si farà, più presto ci si santificherà e più presto si giungerà all'unione con Gesù Cristo, che segue sempre necessariamente l'unione con Maria, poiché lo spirito di Maria è lo spirito di Gesù.

Con Maria

260. 2) Bisogna fare le proprie azioni con Maria: cioè bisogna, nelle proprie azioni, considerare Maria come un modello perfetto di ogni virtù e perfezione che lo Spirito Santo ha formato in una semplice creatura, per imitarla secondo la nostra piccola capacità. Bisogna quindi che in ogni azione consideriamo come Maria l'ha fatta o la farebbe, se fosse al nostro posto. Dobbiamo per questo esaminare e meditare le grandi virtù che ha praticato durante la sua vita, particolarmente: 1) la sua fede viva, con la quale ha creduto senza esitare alla parola dell'angelo; ha creduto fedelmente e costantemente fino ai piedi della croce sul Calvario; 2) la sua umiltà profonda, che l'ha fatta nascondersi, tacere, sottomettersi a tutto e mettersi all'ultimo posto; 3) la sua purezza tutta divina, che non ha mai avuto né avrà mai l'uguale sotto il cielo, e infine tutte le sue altre virtù.

Si ricordi, lo ripeto una seconda volta, che Maria è il grande e l'unico stampo di Dio, adatto a fare immagini viventi di Dio, con poca spesa e in poco tempo; e che un'anima che ha trovato questo stampo e vi si perde, è presto cambiata in Gesù Cristo, che questo stampo riproduce al naturale.

In Maria

261. 3) Bisogna fare le proprie azioni in Maria. Per ben comprendere questa pratica bisogna sapere: 1) che la santissima Vergine è il vero paradiso terrestre del nuovo Adamo, e che l'antico paradiso terrestre non ne era che la figura. Vi sono dunque, in questo paradiso terrestre, ricchezze, bellezze, rarità e dolcezze inesplicabili, che il nuovo Adamo, Gesù Cristo, vi ha lasciato. È in questo paradiso che si è compiaciuto per nove mesi, che ha operato le sue  meraviglie e che ha mostrato le sue ricchezze con la magnificenza di un Dio. Questo santissimo luogo è composto unicamente da una terra vergine e immacolata, dalla quale è stato formato e nutrito il nuovo Adamo, senza alcuna macchia, per opera dello Spirito Santo, che vi abita. È in questo paradiso terrestre che si trova veramente l'albero della vita che ha portato Gesù Cristo, il frutto di vita; l'albero della scienza del bene e del male che ha dato la luce al mondo. Vi sono, in questo luogo divino, alberi piantati dalla mano di Dio e irrigati dalla sua unzione divina, che hanno portato e portano ogni giorno frutti di un sapore divino; vi sono aiuole smaltate di belli e differenti fiori di virtù, che emanano un profumo che delizia anche gli angeli. Vi sono in questo luogo prati verdi di speranza, torri inespugnabili di fortezza, case incantevoli di fiducia, ecc. Solo lo Spirito Santo può far conoscere la verità nascosta sotto queste figure di cose materiali. C'è in questo luogo un'aria pura, non infetta, di purezza; un bel giorno, senza notte, dell'umanità santa; un bel sole, senza ombra, della Divinità; una fornace ardente e perenne di carità, dove tutto il ferro che vi è messo è infocato e cambiato in oro; c'è un fiume di umiltà che sgorga dalla terra e, dividendosi in quattro rami, irriga tutto questo luogo incantato: sono le quattro virtù cardinali.

262. 2) Lo Spirito Santo, per bocca dei santi Padri, chiama anche la santa Vergine: 1) la porta orientale, per la quale il sommo sacerdote Gesù Cristo entra ed esce nel mondo; vi è entrato la prima volta per mezzo di lei e vi verrà la seconda; 2) il santuario della Divinità, il riposo della Santissima Trinità, il trono di Dio, la città di Dio, l'altare di Dio, il tempio di Dio, il mondo di Dio. Tutti questi differenti titoli e lodi sono verissimi, rispetto alle differenti meraviglie e grazie che l'Altissimo ha operato in Maria. Oh! che ricchezze! Oh! che gloria! Oh! che gioia! Oh! che felicità poter entrare e dimorare in Maria, dove l'Altissimo ha posto il trono della sua gloria suprema!

263. Ma quanto è difficile a dei peccatori come siamo noi avere il permesso e la capacità e la luce per entrare in un luogo così alto e così santo, che è custodito non da un cherubino, come l'antico paradiso terrestre, ma dallo Spirito Santo stesso che ne è divenuto il padrone assoluto, della quale dice: «Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fonte sigillata» (Ct 4,12). Maria è chiusa; Maria è sigillata; i miseri figli di Adamo ed Eva, cacciati dal paradiso terrestre, possono entrarvi solo per una grazia particolare dello Spirito Santo, che devono meritare.

264. Dopo che, con la propria fedeltà, si è ottenuta questa grazia insigne, bisogna dimorare nel bell'interno di Maria con compiacenza, riposarsi in pace, appoggiarsi con fiducia, nascondersi con sicurezza e perdersi senza riserve, affinché in questo seno verginale: 1) l'anima sia nutrita del latte della sua grazia e della sua misericordia materna; 2) sia liberata dai suoi turbamenti, timori e scrupoli; 3) sia al sicuro da tutti i suoi nemici, il demonio, il mondo e il peccato, che non vi hanno mai avuto accesso: per questo ella dice che quelli che operano in lei non peccheranno: «Chi opera in me non peccherà» (Sir 24,21), cioè quelli che dimorano nella santa Vergine in spirito non faranno peccati rilevanti; 4) affinché sia formata in Gesù Cristo e Gesù Cristo sia formato in lei: perché il suo seno è, come dicono i Padri, la sala dei segreti divini, dove sono stati formati Gesù Cristo e tutti gli eletti: «L'uno e l'altro è nato in essa» (Sal 87,5).

Per Maria

265. 4) Infine bisogna fare tutte le proprie azioni per Maria. Perché, siccome ci si è consacrati interamente al suo servizio, è giusto che si faccia tutto per lei come un domestico, un servo e uno schiavo; non che la si consideri il fine ultimo dei propri servizi, che è solo Gesù Cristo, ma il proprio fine prossimo, il proprio intermediario misterioso e il proprio mezzo facile per andare a lui. Come un buon servo e schiavo, non bisogna rimanere oziosi; ma bisogna, sostenuti dalla sua protezione, intraprendere e fare grandi cose per questa augusta Sovrana. Bisogna difendere i suoi privilegi quando sono messi in discussione; bisogna difendere la sua gloria quando è attaccata; bisogna attirare tutti, potendolo, al suo servizio e a questa vera e solida devozione; bisogna parlare e gridare contro quelli che abusano della sua devozione per oltraggiare suo Figlio, e nello stesso tempo stabilire questa vera devozione; non bisogna pretendere da lei, come ricompensa dei propri piccoli servizi, che l'onore di appartenere a una così amabile Principessa e la felicità di essere per mezzo di lei uniti a Gesù, suo Figlio, con un legame indissolubile nel tempo e nell'eternità.

GLORIA A GESÙ IN MARIA!

GLORIA A MARIA IN GESÙ!

GLORIA A DIO SOLO!