VISITE AL SANTISSIMO SACRAMENTO E A MARIA SANTISSIMA

Sant'Alfonso Maria de' Liguori

INTRODUZIONE

La santa fede insegna, e noi siam obbligati a crederlo, che nell'ostia consacrata vi sta realmente Gesù Cristo sotto le specie di pane. Ma bisogna che intendiamo insieme ch'egli sta ivi su i nostri altari, ma come in trono d'amore e di misericordia per dispensare grazie e per dimostrare l'amore che ci porta, col voler dimorare di giorno e di notte così nascosto fra noi. Ben si sa che specialmente a questo fine la S. Chiesa ha voluto istituire la festa del SS. Sacramento con ottava solenne, e con tante solennità di processioni e di esposizioni del Venerabile che in quel tempo si praticano, acciocché gli uomini coi loro ossequi, ringraziamenti ed affetti siano grati a riconoscere ed onorare quest'amorosa presenza e dimora di Gesù Cristo nel Sacramento dell'altare. Oh Dio, e quante ingiurie e disprezzi questo amabile Redentore ha dovuto e dee ogni giorno soffrire in questo Sacramento da quegli uomini stessi, per amore de' quali si è lasciato in terra sugli altari! Ben egli se ne lagnò con quella sua cara serva Suor Margherita Alacoque, come riferisce l'autore del libro della divozione al Cuor di Gesù. Un giorno appunto ch'ella si trattenea dinanzi al SS. Sacramento Gesù le diede a vedere il suo cuore in un trono di fiamme, coronato di spine e con sopra una croce, e poi così le disse; Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che non ha risparmiato niente, è giunto a consumarsi per mostrare loro il suo amore; ma per riconoscenza io non ricevo che ingratitudini dalla maggior parte per le irriverenze, freddezze, sacrilegi e disprezzi che mi fanno in questo Sacramento d'amore. E ciò che più m'è sensibile è che sono cuori a me consacrati. Indi Gesù le richiese che il primo venerdì dopo l'ottava del Sacramento fosse dedicato ad una festa particolare per onorare il suo adorabil Cuore, in cui le anime sue amanti cercassero compensare con i loro ossequi ed affetti i disprezzi ch'egli ha ricevuti dagli uomini in questo Sacramento sugli altari. E prometté abbondantissime grazie a chi l'avesse renduto quest'onore.

Ciò fa intendere quel che il Signore già disse una volta per lo suo profeta, ch'egli trova le sue delizie nello star fra gli uomini; mentre non sa lasciarli benché da loro abbandonato e disprezzato. E questo stesso ancora fa vedere, quanto gradiscono al Cuore di Gesù quelli che spesso lo visitano e si trattengono a tenergli compagnia nelle chiese, dove sta sacramentato. Egli impose a S. Maria Maddalena de' Pazzi che lo visitasse trentatré volte il giorno al santissimo Sacramento: e questa sua diletta sposa ben l'ubbidì appressandosi in ogni visita all'altare quanto più poteva anche col corpo, come si narra nella sua Vita. Ma parlino tutte quell'anime divote che spesso vanno a trattenersi col santissimo Sacramento, e dicano i doni, i lumi, le fiamme che ivi ricevono, il paradiso che godono alla presenza di questo Dio sacramentato. Il servo di Dio il P. Luigi La Nusa gran missionario nella Sicilia era anche da giovane e secolare così innamorato di Gesù Cristo che parea che non si sapesse staccare dalla presenza del suo caro Signore, tali erano le delizie che vi provava; talmente che avendogli ordinato il suo direttore per ubbidienza che non vi stesse più d'un'ora, finita l'ora, nell'ubbidire dimostrava — dice lo scrittore della sua vita — la gran violenza che si faceva nello staccarsi dal petto di Gesù Cristo, quale appunto dimostra un bambino nell'essere staccato dal seno della madre, mentre con più avidità ne sta succhiando il latte; e dovendosi partire, dicesi che si tratteneva così in piedi a riguardare l'altare ed a replicare vari inchini, come non sapesse licenziarsi dal suo Signore, la cui presenza gli era così dolce e gradita. — Similmente a S. Luigi Gonzaga fu data l'ubbidienza di non trattenersi avanti il SS. Sacramento, ed egli passandovi e sentendosi tirare a restarvi dalle dolci attrattive del suo Signore, si partiva con violenza, dicendogli con tenerezza d'amore: Recede a me, Domine, recede. — Quivi ancora S. Francesco Saverio trovava il ristoro delle tante fatiche che faceva nell'Indie: mentre il giorno l'impiegava in aiuto dell'anime e la notte poi la spendeva in orazione avanti al SS. Sacramento. Lo stesso far solea S. Gio. Francesco Regis, il quale trovando qualche volta chiusa la chiesa, si consolava pure col trattenersi genuflesso avanti la porta di quella, all'acqua, al freddo, per far corteggio almen così da lontano al suo Consolatore sacramentato. S. Francesco d'Assisi in ogni travaglio che passava, l'andava subito a comunicare a Gesù sacramentato.

Ma troppo tenera fu poi la divozione di S. Venceslao re al SS. Sacramento. Fu questo santo re tanto innamorato di Gesù sacramentato, che non solo egli colle proprie mani raccoglieva il grano e l'uva, ne faceva l'ostie e 'l vino e poi lo distribuiva per uso delle Messe, ma di più la notte poi andava anche di verno visitando le chiese dove stava il Venerabile; e da tali visite traeva la sua bell'anima tali fiamme d'amor divino, che anche al corpo se ne comunicava l'ardore, in modo che toccando le nevi toglieva loro il rigore del freddo: sapendosi, come narra l'istoria, che andava la notte un servo accompagnando il santo re, e perché quegli camminando sopra la neve pativa gran freddo, egli avendone pietà gli ordinò che lo seguisse e mettesse i piedi non altrove che sopra le sue pedate, e così avveniva che 'l servo non sentiva più freddo. Leggerete nelle Visite altri esempi dell'affetto che hanno avuto le anime innamorate di Dio a trattenersi alla presenza del SS. Sacramento. Ma tutti i santi troverete che sono stati innamorati di questa dolcissima divozione; giacché in terra non possiamo trovare gioia più bella, tesoro più amabile che Gesù nel Sacramento. Certamente che fra tutte le divozioni questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi. Non vi rincresca dunque, anima divota, di cominciarla ancor voi; e staccandovi dalla conversazione degli uomini, trattenetevi da oggi avanti ogni giorno per qualche tempo, almeno d'una mezz'ora o di un quarto, in qualche chiesa alla presenza di Gesù Cristo sacramentato. Gustate et videte quam suavis est Dominus. Fatene l'esperienza e vedrete il gran profitto che ne caverete. Sappiate che il tempo che spenderete a trattenervi con divozione avanti questo divinissimo Sacramento, sarà il tempo che più vi frutterà in vita e più vi consolerà nella vostra morte e nell'eternità. E sappiate che forse guadagnerete più in un quarto d'ora d'orazione alla presenza del Sacramento, che in tutti gli altri esercizi spirituali del giorno. È vero che in ogni luogo Dio esaudisce le orazioni di chi lo prega, avendolo promesso: Petite et accipietis: ma insegna il Discepolo che Gesù nel SS. Sacramento dispensa con più abbondanza le grazie a chi lo visita. E 'l B. Errico Susone similmente dicea che Gesù Cristo sugli altari sacramentato esaudisce più che altrove le orazioni de' fedeli. E dove mai l'anime sante hanno fatto le risoluzioni più belle che a piè del SS. Sacramento? E chi sa se ancora voi dinanzi a qualche custodia farete un giorno la risoluzione di darvi tutto a Dio? Bisogna ch'io palesi in questo libretto, almeno per gratitudine al mio Gesù sacramentato, questa verità: io per questa divozione di visitare il SS. Sacramento, benché praticata da me con tanta freddezza ed imperfezione, mi trovo fuori del mondo, dove per mia disgrazia son vivuto sino all'età di 26 anni. Beato voi se poteste più presto di me staccarvi dal secolo e darvi tutto a quel Signore che tutto si è dato a voi! Replico, beato voi non solo nell'eternità, ma ancora in questa vita! Credetemi che tutto è pazzia: festini, commedie, conversazioni, spassi, questi sono i beni del mondo, ma beni tutti pieni di fiele e di spine: credete a chi ne ha l'esperienza e la sta piangendo. E assicuratevi che quell'anima, la quale con un poco di raccoglimento si trattiene avanti il SS. Sacramento, Gesù Cristo sa consolarla più che il mondo con tutti i suoi festini e spassi. Oh che bella delizia starsene avanti ad un altare con fede e con un poco di tenera divozione a parlare alla familiare con Gesù Cristo, che ivi sta a posta per sentire ed esaudire chi lo prega! Domandargli perdono de' disgusti dati! Presentargli i suoi bisogni, come fa un amico ad un altro amico con cui si abbia tutta la confidenza! Cercargli le sue grazie, il suo amore, il suo paradiso! E sopra tutto oh che paradiso trattenersi a far atti d'amore verso quel Signore che su quell'altare sta pregando per noi l'Eterno Padre e sta ardendo d'amore per noi! giacché lo fa contentare di starsene così nascosto e sconosciuto ed anche disprezzato dagl'ingrati. Ma che servono più parole? Gustate et videte.

In quanto poi alla Visita a Maria SS. è celebre e comunemente seguita la sentenza di S. Bernardo, che Dio non dispensa alcuna grazia se non per mano di Maria: Deus nihil voluit nos habere, quod per manus Mariae non transiret. Onde attesta il P. Suarez esser oggidì sentimento della Chiesa universale che l'intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria ancora per ottenere le grazie: Sentit ecclesia Virginis intercessionem esse utilem ac necessariam. E di ciò è gran fondamento l'osservare che la S. Chiesa applica a Maria le parole della divina Scrittura facendole dire: In me omnis spes vitae et virtutis. Transite ad me omnes (Eccli. XXIV, 25, 26): Venite a me tutti giacché io sono la speranza d'ogni vostro bene. Ond'ella poi soggiunge: Beatus homo qui audit me, et vigilat ad fores meas quotidie (Prov. VIII, 34): Beato quello ch'è diligente a venire ogni giorno alle porte della mia potente intercessione, mentre ritrovando me, ritroverà la vita e la salute eterna: Qui me invenerit inveniet vitam, et hauriet salutem a Domino (Prov. VIII, 35). Onde con ragione vuole la S. Chiesa che tutti la chiamiamo la nostra comune speranza, salutandola: Spes nostra, salve.

Dunque, dice S. Bernardo (il quale giungeva a chiamare Maria tutta la ragione della sua speranza; Tota ratio spei meae): Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus. Cerchiamo le grazie e cerchiamole per mezzo di Maria; altrimenti — dice S. Antonino — se domanderemo le grazie senza la sua intercessione, tenteremo di volare senz'ali, e nulla otterremo: Qui petit sine ipsa duce, sine alis tentat volare.

Si leggano poi nel libro degli Affetti scambievoli del P. Auriemma le grazie innumerabili che ha fatte la Madre di Dio a coloro che han praticata questa utilissima divozione di visitarla spesso nelle sue chiese o immagini; le grazie che fece in simili visite al B. Alberto M., a Ruperto abbate, al P. Suarez, in ottenere specialmente loro il dono dell'intelletto, per cui divennero poi così celebri nella chiesa per la loro scienza; le grazie che fece al fratello Gio. Berchmans della Compagnia di Gesù, il quale ogni giorno soleva visitar Maria in una cappella del Collegio Romano, protestando di rinunziare a tutti gli amori del mondo per amar non altri che la SS. Vergine dopo Dio: e teneva scritto sotto l'immagine dell'amata Signora: Numquam quiescam, donec obtinuero tenerum amorem erga matrem meam. Le grazie che fece a S. Bernardino da Siena, ch'essendo giovane andava anche ogni giorno a visitarla in una cappella presso la porta della città, dicendo che quella Signora gli avea rapito il cuore, onde la chiamava poi la sua innamorata e diceva che non poteva far di meno di visitarla spesso; e per suo mezzo ottenne poi la grazia di lasciare il mondo e diventar quel gran santo ed apostolo dell'Italia che poi divenne.

Procurate dunque ancor voi d'unir sempre ogni giorno alla Visita al SS. Sacramento la Visita a Maria SS. in qualche chiesa o almeno in qualche divota sua immagine in casa. E se la praticherete con affetto e confidenza, sperate di ricevere gran cose da questa gratissima Signora, la quale ha per uso, dice S. Andrea Cretense, di rendere gran doni a chi l'offerisce qualche minimo ossequio: Solet maxima pro minimis reddere.

Dolce Maria, speranza mia,

Chi mai scordarsi potrà di te?

Abbi, o regina, pietà di me.

LA COMUNIONE SPIRITUALE

Essendoché in ogni Visita delle seguenti al SS. Sacramento s'insinua la Comunione spirituale, è di bene spiegare che cosa ella sia e di quanto frutto. La Comunione spirituale consiste, secondo S. Tommaso, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato ed in un abbraccio amoroso come già fosse ricevuto.

Quanto poi siano gradite a Dio queste comunioni spirituali e quante grazie egli per mezzo loro dispensi, il Signore lo diede ad intendere a quella sua serva Suor Paola Maresca fondatrice del monastero di S. Caterina da Siena in Napoli, quando le fece vedere, come si narra nella sua vita, due vasi preziosi, uno d'oro e l'altro d'argento; e le disse che in quello d'oro egli conservava le sue comunioni sacramentali, e in quello d'argento le sue comunioni spirituali. Ed alla B. Giovanna della Croce disse che ogni volta ch'ella si comunicava spiritualmente riceveva una grazia simile come si fosse comunicata realmente. Sopra tutto basta sapere che il S. Concilio di Trento molto loda la Comunione spirituale ed anima i fedeli a praticarla.

Perciò tutte le anime divote sogliono spesso praticare questo santo esercizio della Comunione spirituale. La B. Agata della Croce ne facea duecento ogni giorno. E 'l P. Pietro Fabro primo compagno di S. Ignazio diceva che per far bene la comunione sacramentale giova sommamente il comunicarsi spiritualmente.

Si esorta dunque chi desidera avanzarsi nell'amore di Gesù Cristo fare la Comunione spirituale almeno una volta in ogni Visita al SS. Sacramento ed in ogni Messa che si sente. Quest'è una divozione di molto più profitto di quello che si stima da alcuni, ed insieme è così facile. Dicea la suddetta B. Giovanna della Croce che la Comunione spirituale si può fare senz'essere osservato da alcuno, senza necessità di digiuno o di licenza del direttore: e possiamo farla in ogni ora che ci piace: con fare un atto d'amore si fa tutto.

Atto per la Comunione spirituale

Gesù mio, credo che voi state nel SS. Sacramento. V'amo sopra ogni cosa e vi desidero nell'anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente al cuore mio. Come già venuto io v'abbraccio, e tutto mi unisco a voi. Non permettete ch'io m'abbia mai a separare da voi.

E più breve

Vi credo, Gesù, nel SS. Sacramento, v'amo e vi desidero. Venite al cuore mio. Io v'abbraccio, non vi partite più da me.

PREGHIERA A GESÙ DA RECITARE IN PRINCIPIO D'OGNI VISITA

Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che portate agli uomini ve ne state notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e d'amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarvi; io vi credo presente nel Sacramento dell'altare; vi adoro dall'abisso del mio niente, e vi ringrazio di quante grazie mi avete fatte, specialmente di avermi donato voi stesso in questo Sacramento, d'avermi data per avvocata la vostra santissima Madre Maria e d'avermi chiamato a visitarvi in questa chiesa. Io saluto oggi il vostro amantissimo cuore, ed intendo salutarlo per tre fini: prima in ringraziamento di questo gran dono. Secondo per compensarvi tutte le ingiurie che avete ricevute da tutti i vostri nemici in questo Sacramento. Terzo intendo con questa visita adorarvi in tutt'i luoghi della terra, dove voi sacramentato ve ne state meno riverito e più abbandonato. Gesù mio, io v'amo con tutto il cuore. Mi pento d'avere per lo passato tante volte disgustata la vostra bontà infinita. Propongo colla grazia vostra di più non offendervi per l'avvenire; ed al presente miserabile qual sono io mi consacro tutto a voi, vi dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie. Da oggi avanti fate voi di me e delle mie cose tutto quello che vi piace. Solo vi cerco e voglio il vostro santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della vostra volontà. Vi raccomando le anime del purgatorio, specialmente le più divote del SS. Sacramento e di Maria santissima. Vi raccomando ancora tutti i poveri peccatori. Unisco infine, Salvatore mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del vostro amorosissimo Cuore e così uniti gli offerisco al vostro Eterno Padre e lo prego in nome vostro che per vostro amore gli accetti e gli esaudisca.

PREGHIERA A MARIA SS. DA RECITARE OGNI GIORNO IN FINE DELLA VISITA

Santissima Vergine immacolata e madre mia Maria, a voi che siete la Madre del mio Signore, la regina del mondo, l'avvocata, la speranza, il rifugio de' peccatori, ricorro ogg'io che sono il più miserabile di tutti. Vi adoro, o gran regina, e vi ringrazio di quante grazie mi avete fatte finora, specialmente in avermi liberato dall'inferno tante volte da me meritato. Io v'amo, Signora amabilissima, e per l'amore che vi porto vi prometto di volervi sempre servire e di far quanto posso, acciocché siate amata ancora dagli altri. Io ripongo in voi tutte le mie speranze, tutta la mia salute; accettatemi per vostro servo ed accoglietemi sotto il vostro manto, voi Madre di misericordia. E giacché siete così potente con Dio, voi liberatemi da tutte le tentazioni; o pure ottenetemi forza di vincerle sino alla morte. A voi domando il vero amore a Gesù Cristo. Da voi spero di fare una buona morte. Madre mia, per l'amore che portate a Dio vi prego ad aiutarmi sempre, ma più nell'ultimo punto della vita mia. Non mi lasciate fintanto che non mi vedrete già salvo in cielo a benedirvi ed a cantare le vostre misericordie per tutta l'eternità. Amen. Così spero, così sia.

VISITA I

Ecco il fonte d'ogni bene, Gesù nel Sacramento, il quale dice: Qui sitit veniat ad me. Oh quante acque di grazie han cavate i santi sempre da questa fonte del SS. Sacramento, dove Gesù ci dispensa tutt'i meriti della sua Passione, come predisse il profeta: Haurietis aquas... de fontibus Salvatoris (Is. XII, 3). La contessa di Feria, quella gran discepola del V.P. M. Avila fatta religiosa di S. Chiara, dallo spesso e lungo trattenersi avanti il SS. Sacramento chiamata la Sposa del Sacramento, dimandata che facesse in tante ore che si tratteneva innanzi al Venerabile, rispose: «Io vi starei tutta l'eternità. E non è ivi l'essenza di Dio che sarà pascolo de' beati? Buono Dio, e che si fa innanzi a lui! e che non si fa? Si ama, si loda, si ringrazia, si domanda. E che cosa fa un povero avanti ad un ricco? Che fa l'ammalato avanti al medico? Che fa un assetato avanti ad una fontana chiara? Che fa un affamato avanti ad una lauta mensa?» O Gesù mio amabilissimo, dolcissimo, dilettissimo, vita, speranza, tesoro, unico amore dell'anima mia, oh quanto mai vi è costato il rimanervi con noi in questo Sacramento! Voi avete dovuto morire per potervi poi restare sacramentato sui nostri altari. E quante ingiurie poi avete avuto a soffrire in questo Sacramento per assisterci colla vostra presenza! Tutto ha vinto il vostro amore e desiderio che avete d'essere amato da noi.

Venite adunque, Signore, venite e mettetevi dentro del mio cuore; serratene la porta per sempre, acciò non v'entri più creatura alcuna a prendersi parte di quell'amore che deesi ed io voglio dare tutto a voi; voi solo, Redentore mio caro, dominatemi, voi solo possedetemi tutto; e se qualche volta non vi ubbidisco perfettamente, castigatemi con rigore, acciocch'io stia in avvenire avvertito a compiacervi come voi volete. Fate ch'io non desideri più né cerchi altro gusto che di dar gusto a voi, di visitarvi spesso negli altari, di trattenermi con voi, di ricevervi nella santa comunione. Cerchi pure chi vuole altri beni, io non amo, non desidero altro che il tesoro del vostro amore. Questo solo voglio cercare a' piedi dell'altare. Fate ch'io mi scordi di me, acciocché mi ricordi solo della vostra bontà. Serafini beati, io non v'invidio per la gloria, ma per l'amore che portate al vostro e mio Dio: insegnatemi voi che ho da fare per amarlo e dargli gusto.

Giac. Gesù mio, solo voi voglio amare, solo a voi voglio piacere.

A Maria

Un'altra fonte per noi troppo felice è la nostra madre Maria, sì ricca di beni e di grazie, dice S. Bernardo, che non v'è uomo nel mondo che non ne partecipi: De plenitudine eius accepimus omnes. Fu Maria santissima da Dio ripiena di grazia, come l'angelo la salutò: Ave, gratia plena. Ma non solo per lei, anche per noi, soggiunge S. Pietro Grisologo, ricevé ella quel grande abisso di grazia per farne parte poi a tutti i suoi divoti: Hanc gratiam accepit Virgo salutem seculis redditura.

Giac. Causa nostrae laetitiae, ora pro nobis.

VISITA II

Dice il divoto P. Nierembergh, che essendo il pane un cibo che si consuma col mangiarsi e si conserva col tenerlo, perciò Gesù si volle lasciare in terra sotto le specie di pane, non solo per esser consumato coll'unirsi all'anima de' suoi amanti per mezzo della santa comunione, ma anche per essere conservato nella custodia e farsi a noi presente, e così ricordarci l'amore che ci porta. Dice S. Paolo: Exinanivit semetipsum formam servi accipiens (Phil. II, 7). Ma che dobbiamo dir poi vedendolo formam panis accipientem? «Niuna lingua è bastante, dice S. Pietro d'Alcantara, a poter dichiarare la grandezza dell'amore che Gesù porta a ciascuna delle anime che sono in grazia; e perciò volendo questo sposo dolcissimo partire da questa vita, acciò questa sua assenza non le fosse cagione di scordarsi di lui, le lasciò per memoria questo santissimo Sacramento, nel quale egli stesso rimaneva non volendo che tra ambedue restasse altro pegno per tenere svegliata la memoria ch'egli medesimo». Giacché dunque, mio Gesù, voi ve ne state chiuso in questa custodia per sentire le suppliche de' miserabili che vengono a cercarvi udienza, oggi sentite la supplica che vi dà il peccatore più ingrato che vive tra tutti gli uomini.

Io vengo pentito a' vostri piedi, avendo conosciuto il male che ho fatto in disgustarvi. Prima dunque voglio che mi perdoniate quanto vi ho offeso. Ah mio Dio, non vi avessi mai disgustato! E poi sapete che voglio? Io avendo conosciuta la vostra somma amabilità, mi sono innamorato di voi e mi sento un gran desiderio di amarvi e di compiacervi: ma non ho forza di farlo se voi non m'aiutate. Fate, o gran Signore, conoscere a tutto il paradiso la vostra gran potenza e la vostra immensa bontà; fatemi diventare da gran ribelle che sono stato a voi, un grande amante di voi; voi lo potete fare; voi lo volete fare. Supplite a tutto quello che in me manca, acciocché io arrivi ad amarvi assai, almeno ad amarvi tanto quanto vi ho offeso. V'amo, Gesù mio, sopra ogni cosa: v'amo più della vita mia, mio Dio, mio amore, mio tutto.

Giac. Deus meus et omnia.

A Maria

Adeamus cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam inveniamus in tempore opportuno (Hebr. IV, 16). Dice S. Antonino che questo trono è Maria, in cui Dio dispensa tutte le grazie. O Regina amabilissima, se desiderate voi tanto di aiutare i peccatori, ecco un gran peccatore che ricorre a voi: aiutatemi assai ed aiutatemi presto.

Giac. con S. Agost. Unicum refugium peccatorum, miserere mei.

VISITA III

Deliciae meae esse cum filiis hominum. Prov. VIII, 31.

Ecco il nostro Gesù che non contento di esser morto in terra per nostro amore, anche dopo la morte ha voluto restarsene con noi nel SS. Sacramento, dichiarando che tra gli uomini trova le sue delizie. O uomini, esclama S. Teresa, come potete offendere un Dio, che si dichiara che in voi trova le sue delizie? Gesù trova le delizie con noi, e noi non le troveremo con Gesù? Noi specialmente che abbiamo avuto l'onore di abitare in palazzo. Come si stimano onorati quei vassalli a cui il re dà luogo in palazzo! Ecco il palazzo del re, questa casa dove abitiamo con Gesù Cristo. Sappiamo ringraziarlo ed avvalerci della conversazione di Gesù Cristo.

Eccomi dunque, mio Signore e Dio, avanti a quest'altare, dove voi vi trattenete notte e giorno per me; voi siete la fonte d'ogni bene, voi il medico d'ogni male, voi il tesoro d'ogni povero; ecco a' piedi vostri oggi un peccatore fra tutti il più povero, il più infermo che vi cerca pietà; abbiate compassione di me. Io non voglio no che mi disanimi la mia miseria, vedendovi in questo Sacramento sceso dal cielo in terra solo per farmi bene. Io vi lodo, io vi ringrazio, io v'amo; e se volete che vi cerchi qualche limosina, questa cerco, sentitemi: io non vi voglio più offendere, e voglio che mi diate luce e grazia d'amarvi con tutte le mie forze. Signore, io v'amo con tutta l'anima mia, v'amo con tutti gli affetti miei. Fate voi che lo dica davvero, e lo dica sempre in questa vita e per tutta l'eternità. Maria Santissima, santi miei avvocati, angeli, beati tutti del paradiso, aiutatemi ad amar il mio amabilissimo Dio.

Giac. Bone Pastor, panis vere, Iesu, nostri miserere; tu nos pasce, nos tuere, tu nos bona fac videre in terra viventium.

A Maria

Vincula illius alligatura salutaris (Eccli. VI, 31). Dice il divoto Pelbarto che la divozione a Maria è una catena di predestinazione. Preghiamo la Signora nostra che sempre più ci stringa con catene d'amore alla confidenza della sua protezione.

Giac. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.

VISITA IV

Non habet amaritudinem conversatio illius, nec taedium convictus illius. Sap. VIII, 16.

Gli amici del mondo trovano tanto contento tra loro, che perdono le giornate intiere a starsene insieme. Con Gesù sacramentato ci trova tedio chi non l'ama. I santi han trovato il paradiso avanti il SS. Sacramento. S. Teresa dal cielo disse ad una sua religiosa dopo morte: Quelli del cielo e della terra dobbiamo essere una stessa cosa nella purità e nell'amore: noi godendo e voi patendo: e quello che noi facciamo in cielo colla divina essenza, dovete voi fare in terra col SS. Sacramento. Ecco dunque il nostro paradiso in terra, il SS. Sacramento.

O Agnello immacolato e sacrificato per noi sopra la croce, ricordatevi ch'io sono una di quell'anime che voi avete redente con tanti dolori e colla vostra morte. Fate che voi siate mio e non vi perda mai, giacché a me vi siete donato e vi donate ogni giorno, sacrificandovi per amor mio sugli altari; e fate ch'io sia tutto vostro. Io mi dono tutto a voi, acciocché facciate di me quello che volete. Io vi dono la mia volontà, incatenatela voi coi dolci ligami del vostro amore, acciocché ella sia schiava eterna della vostra santissima volontà. Io non voglio vivere più per soddisfare i miei desideri, ma solo per contentare la vostra bontà. Distruggete in me tutto ciò che non vi piace; datemi la grazia di non avere altro pensiero che di piacere a voi, non altro desiderio se non di quello che desiderate voi. V'amo, o caro mio Salvatore, con tutto il mio cuore; v'amo perché desiderate d'esser amato da me; v'amo perché ne siete ben degno. Ho pena di non amarvi quanto meritate. Vorrei morire per amor vostro. Signore, accettate il mio desiderio e datemi il vostro amore. Amen. Così sia.

Giac. O beneplacito del mio Dio, io mi sacrifico tutto a voi.

A Maria

Ego mater pulchrae dilectionis. Io son la madre del bello amore, dice Maria; cioè di quell'amore che fa belle le anime. S. Maria Maddalena de' Pazzi vide Maria santissima che andava dispensando un dolce liquore ch'era il divino amore. Questo dono solo per Maria si dispensa, a Maria cerchiamolo.

Giac. Madre mia, speranza mia, fammi tutto di Gesù.

VISITA V

Passer invenit sibi domum, turtur sibi nidum ubi ponat pullos suos: altaria tua, Domine virtutum: rex meus, et Deus meus. Ps. LXXXIII, 4.

Il passerello, dice Davide, si trova l'abitazione dentro le case, la tortorella dentro i nidi: ma voi, Re mio e Dio mio, vi avete fatto il nido e trovata la stanza in terra dentro gli altari per farvi trovare e per istarvene insieme con noi. Signore, bisogna dire che siete troppo appassionato per gli uomini, non sapete più che fare per farvi da essi amare. Ma fate ancora voi, amabilissimo mio Gesù, che noi ancora siamo appassionati per voi; non è ragione che amiamo con freddezza un Dio che ci ama con tanta affezione. Tirateci colle dolci attrattive del vostro amore; fateci conoscere le belle parti che avete d'essere amato.

O maestà infinita e bontà infinita, voi tanto amate gli uomini: voi avete fatto tanto per essere amato dagli uomini; e come va poi che fra gli uomini sono tanto pochi quelli che v'amano? Io non voglio essere più come sono stato fra il numero infelice di quest'ingrati: io son risoluto d'amarvi quanto posso e di non amar altro che voi; voi lo meritate, voi me lo comandate con tanta premura, voglio contentarvi. Fate voi, Dio dell'anima mia, ch'io vi contenti appieno. Io ve lo priego per gli meriti della vostra Passione, e lo spero. I beni della terra dateli a chi li desidera: io solo desidero e ricerco il gran tesoro del vostro amore. V'amo, Gesù mio, v'amo bontà infinita. Voi siete tutta la mia ricchezza, tutto il contento, tutto l'amore mio.

Giac. Gesù mio, voi vi siete dato tutto a me, io mi dono tutto a voi.

A Maria

Signora mia, S. Bernardo vi chiama Raptrix cordium. Dice che voi andate rubando i cuori colla vostra bellezza e bontà; rubatemi, vi prego, anche questo cuor mio, la mia volontà: io tutta a voi la dono; offeritela a Dio unita colla vostra.

Giac. Mater amabilis, ora pro me.

VISITA VI

Ubi thesaurus vester est, ibi et cor vestrum erit. Luc. XII, 34.

Dice Gesù Cristo che dove uno stima avere il suo tesoro, ivi tiene il suo affetto. Perciò i santi che non istimano né amano altro tesoro che Gesù Cristo, nel SS. Sacramento tengono il loro cuore e tutto il loro amore. Amabilissimo mio Gesù sacramentato, che per l'amore che mi portate ve ne state notte e giorno rinchiuso in questa custodia, tiratevi, vi prego, tutto il mio cuore, sì che non pensi ad altri che a voi, non ami, non cerchi, non speri altro che voi. Fatelo per gli meriti della vostra Passione, per cui ve lo ricerco e spero.

Deh mio Salvatore sacramentato, o amante divino, e quanto sono amabili le tenere invenzioni del vostro amore per farvi amar dalle anime! O Verbo Eterno, voi fatt'uomo non siete stato contento di morire per noi; ci avete dato ancora questo Sacramento per compagnia, per alimento e per caparra del paradiso. Voi vi fate a comparire tra noi or da bambino dentro una stalla: or da povero dentro una bottega: or da reo sopra di un legno: or da pane sopra un altare. Ditemi, ci è più che inventare per farvi amare? O amabile infinito, e quando io comincerò davvero a corrispondere a tante finezze d'amore? Signore, io non voglio vivere se non per amare voi solo solo. E che mi serve la vita, se non la spendo tutta in amare, in piacere a voi, mio Redentore amato, che avete spesa tutta la vita per me? E che cosa ho d'amare io, se non voi che siete tutto bello, tutto cortese, tutto buono, tutto amoroso, tutto amabile? Viva l'anima mia solo per amarvi; si liquefaccia d'amore al solo ricordarsi del vostro amore; ed al solo sentir nominare presepe, croce, sacramento, si accenda tutta di desiderio di fare gran cose per voi, o Gesù mio, che avete fatto e patito troppo gran cose per me.

Giac. Fate, Signore mio, che prima ch'io muoia faccia qualche cosa per voi.

A Maria

Quasi oliva speciosa in campis. Io sono, dice Maria, la bella uliva da cui esce sempre olio di misericordia. E sto ne' campi, acciò tutti mi vedano e tutti a me ricorrano. — Memorare, diciamole, piissima Maria, a saeculo non esse auditum, quemquam ad tua praesidia confugientem esse derelictum. Pietosissima regina, non s'è inteso mai, che chi è ricorso al vostro aiuto sia restato abbandonato: non voglio esser io questo primo sventurato che ricorrendo a voi resti da voi abbandonato.

Giac. O Maria, datemi la grazia che sempre io ricorra a voi.

VISITA VII

Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummationem saeculi. Matth. XXVIII, 20.

Questo nostro amoroso pastore che ha data la vita per noi sue pecorelle, non ha voluto morendo separarsi da noi. Eccomi, egli dice, pecorelle amate, sempre con voi; io per voi mi sono restato in terra in questo Sacramento; qui mi trovate sempre che voi volete per aiutarvi e consolarvi colla mia presenza; non vi lascerò sino alla fine del mondo, sin che voi starete sulla terra. — Voleva lo sposo, diceva S. Pietro d'Alcantara, lasciare alla sua sposa in questa sì lunga lontananza qualche compagnia, acciocché non rimanesse sola; e perciò lasciò questo Sacramento, in cui rimase esso stesso ch'era la miglior compagnia che le potesse lasciare.

Cortesissimo mio Signore, amabilissimo mio Salvatore, io vi sto oggi visitando in quest'altare; ma voi mi rendete la visita con altro amore quando venite nell'anima mia nella santa comunione. Allora non vi fate solo a me presente, ma vi fate cibo mio, tutto vi unite e tutto vi donate a me; sicché io posso dire allora con verità: Gesù mio, ora siete tutto mio. Giacché dunque voi vi donate tutto a me, è ragione ch'io mi doni tutto a voi. Io sono un verme e voi siete Dio. O Dio d'amore! o amore dell'anima mia, e quando sarà che mi vedrò tutto vostro in fatti e non in parole? Voi lo potete fare, accrescete in me la confidenza per gli meriti del vostro sangue, acciocché io ottenga senz'altro questa grazia da voi di vedermi prima di morire tutto vostro e niente più mio. Voi sentite, Signore, le preghiere di tutti, sentite oggi la preghiera d'un'anima che vi vuole amare da vero. Io vi voglio amare con tutte le mie forze, vi voglio ubbidire in tutto quello che volete, senza interesse, senza consolazioni, senza premio. Vi voglio servire per amore, solo per darvi gusto, solo per compiacere il vostro Cuore tanto innamorato appassionatamente di me. Il premio mio sarà l'amarvi. O Figlio diletto dell'eterno Padre, pigliatevi la mia libertà, la mia volontà, tutte le cose mie, tutto me stesso e datemi voi. Io vi amo, vi cerco, vi sospiro, vi voglio, vi voglio, vi voglio.

Giac. Gesù mio, fatemi tutto vostro.

A Maria

Signora nostra amabilissima, tutta la Chiesa vi chiama e vi saluta Spes nostra. Voi dunque che siete la speranza di tutti, siate ancora la speranza mia. Tota ratio spei meae, vi chiamava S. Bernardo e vi diceva: In te speret qui desperat. Così vi voglio dire ancor io: Maria mia, voi salvate anche i disperati, in voi io pongo tutta la mia speranza.

Giac. Maria, Madre di Dio, prega Gesù per me.

VISITA VIII

Ad ogni anima che visita Gesù nel SS. Sacramento egli le dice le parole che disse alla sacra sposa: Surge, propera, amica mea, formosa mea, et veni (Cant. II, 10). Anima che mi visiti, surge, alzati su dalle tue miserie, io son qui per arricchirti di grazie. Propera, accostati a me vicino, non temere della mia maestà che s'è umiliata in questo Sacramento per toglierti il timore e darti confidenza. Amica mea, non mi sei più nemica ma amica, giacché tu mi ami ed io t'amo. Formosa mea, la mia grazia ti ha fatta bella. Et veni, vieni su, abbracciati con me, cercami quel che vuoi con confidenza grande. Dicea S. Teresa che questo gran Re di gloria perciò si è travestito colle specie di pane nel Sacramento ed ha coverta la sua maestà per dare a noi animo di accostarci con più confidenza al suo Cuore divino. Accostiamoci dunque a Gesù con gran confidenza ed affetto: uniamoci con esso e cerchiamogli grazie.

Quale gioia dee essere la mia, o Verbo Eterno fatt'uomo e sacramentato per me, sapendo che sto innanzi a voi che siete il mio Dio, siete una maestà infinita, una bontà infinita che tanto affetto avete per l'anima mia? Anime che amate Dio, da dove vi trovate, in cielo o in terra, amatelo ancora per me. Maria madre mia, aiutatemi ad amarlo. E voi, amantissimo Signore, fatevi l'oggetto di tutti gli amori miei. Impadronitevi di tutta la mia volontà. Possedetemi tutto. Io vi consacro tutta la mia mente, acciocché pensi sempre alla vostra bontà; vi consacro anche il mio corpo, acciocché mi aiuti a darvi gusto; vi consacro l'anima mia, acciocché sia tutta vostra. Vorrei, o diletto dell'anima mia, che tutti gli uomini conoscessero la tenerezza dell'amore che loro portate, acciocché vivessero tutti solo per onorarvi e darvi gusto, come voi desiderate e meritate. Viva almeno io sempre innamorato della vostra bellezza infinita. Io voglio fare quanto posso da oggi avanti per gradirvi. Propongo di non tralasciare qualsivoglia cosa che intenda essere di vostro gusto, mi costasse ogni pena, il perdere ogni cosa, anche la vita. Beato me, se perdo tutto per fare acquisto di voi, mio Dio, mio tesoro, mio amore, mio tutto!

Giac. Gesù, amor mio, pigliatemi tutto, possedetemi tutto.

A Maria

Si quis est parvulus veniat ad me (Prov. IX, 4). Chiama Maria tutt'i fanciulli che hanno bisogno di madre a ricorrere a lei come madre la più amorosa di tutte le madri. Dice il divoto Nierembergh: L'amore di tutte le madri è un'ombra a rispetto dell'amore che Maria porta a ciascuno di noi. — Madre mia, madre dell'anima mia, che m'ami e desideri la mia salute più d'ogni altro dopo Dio; Madre, monstra te esse matrem.

Giac. Madre mia, fate ch'io mi ricordi sempre di voi.

VISITA IX

S. Giovanni dice che vide il Signore tener cinta al petto una fascia d'oro che sostenea le sue mammelle: Vidi... praecinctum ad mamillas zona aurea (Apoc. I, 13). Così sta Gesù nel Sacramento dell'altare colle mammelle tutte piene di latte, cioè di grazie che vuole farci per sua misericordia; e come una madre tenendo il petto pieno va trovando bambini che succino e la sgravino dal peso, così egli dice a noi: Ad ubera portabimini (Is. LXVI, 12). Il V.P. Alvarez vide Gesù che stava nel Sacramento colle mani piene di grazie cercando a chi dispensarle. S. Caterina da Siena quando si accostava al SS. Sacramento, si narra che si accostava appunto con quell'avidità amorosa, come si accosta un bambino al petto della madre.

O dilettissimo Unigenito dell'Eterno Padre, conosco che voi siete l'oggetto più degno d'essere amato. Io desidero amarvi quanto voi meritate; almeno quanto mai un'anima può desiderare d'amarvi. Ben intendo ch'io traditore e tanto ribelle del vostro amore non merito d'amarvi, non merito di stare a voi vicino, come vi sto in questa chiesa; ma sento che voi pure cercate il mio amore; vi sento dirmi: Fili mi, praebe cor tuum mihi. Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo. Intendo che per questo mi avete conservato in vita e non mi avete mandato all'inferno, acciocch'io mi convertissi tutto ad amarvi. Giacché dunque voi volete essere amato ancora da me, sì eccomi, Dio mio, a voi mi rendo, a voi mi dono: io vi amo, o Dio tutta bontà, tutto amore. Io vi eleggo per unico re e signore del mio povero cuore; voi lo volete, io ve lo voglio dare: è freddo, è schifoso: ma se voi l'accettate, voi lo muterete. Mutatemi, Signor mio, mutatemi; non mi fido di vivere come per lo passato, così ingrato e così poco amante verso la vostra bontà infinita che tanto mi ama e merita un infinito amore. Fate ch'io supplisca da ogg'innanzi a tutto l'amore che ho mancato di portarvi per lo passato.

Giac. Dio mio, Dio mio, io vi voglio amare, vi voglio amare, vi voglio amare.

A Maria

Tutta simile al Figlio Gesù è la sua madre Maria, ch'essendo madre di misericordia allora gode quando soccorre e consola i miserabili. È tanto il desiderio di questa madre di fare grazie a tutti, che dice Bernardino da Bustis: Plus enim desiderat ipsa facere tibi bonum et largiri gratiam, quam tu accipere concupiscas.

Giac. Spes nostra, salve.

VISITA X

O pazzi del mondo, dice S. Agostino, miseri, dove andate per contentare il vostro cuore? Venite a Gesù, perché da lui solo vi può essere dato quel contento che voi cercate: Miseri, quo itis? bonum quod quaeritis ab ipso est. Anima mia, non esser tu ancora così stolta; cerca solo Dio: Quaere unum bonum, in quo sunt omnia bona (S. August.). E se lo vuoi presto trovare, eccolo a te vicino: digli quel che vuoi, ch'esso a questo fine sta in quel ciborio per consolarti ed esaudirti. Dice S. Teresa: Non è permesso ad ognuno parlare col re; il più che ciascheduno può sperare è di fargli parlare per terza persona. Per parlare con voi, o Re di gloria, non vi vogliono terze persone; voi sempre vi fate trovar pronto a dare udienza a tutti nel Sacramento dell'altare. Ognuno che vi vuole, ivi sempre vi trova e vi parla da tu a tu. E poi, benché alcuno arrivi a parlare col re, quanto ci ha da stentare? I re danno udienza poche volte l'anno; ma voi in questo Sacramento date udienza a tutti notte e giorno, semprecché noi la vogliamo.

O Sacramento d'amore, che o vi doniate nella comunione o ve ne state sugli altari, sapete colle amorose attrattive del vostro amore tirarvi tanti cuori, che innamorati di voi, attoniti a tanta bontà ardono felici e pensano sempre a voi: tiratevi ancora il miserabile cuor mio, che ancora desidera d'amarvi e vivere servo del vostro amore. Io per me deposito da oggi avanti tutti gl'interessi miei, tutte le mie speranze e gli affetti miei, l'anima mia, il corpo mio, tutto in mano della vostra bontà. Accettatemi, Signore, e disponete di me come vi piace. Non voglio no più lamentarmi, o amor mio, delle vostre sante disposizioni: so che tutte uscendo dal vostro Cuore amoroso, tutte saranno amorose e per mio bene. Mi basta che le vogliate voi, le voglio anch'io tutte e nel tempo e nell'eternità. Fate tutto quel che volete in me e di me; io mi unisco tutto alla vostra volontà ch'è tutta santa, tutta buona, tutta bella, tutta perfetta, tutta amabile. O volontà del mio Dio, quanto mi sei cara! Voglio sempre vivere e morire unito e stretto con te. Il gusto tuo è il gusto mio: i desideri tuoi voglio che siano i desideri miei. Dio mio, Dio mio, aiutatemi, fate che da oggi avanti io viva solo per voi, solo per volere quello che volete voi, solo per amare la vostra amabile volontà. Muoia io per amor vostro, giacché voi siete morto per me, fatto cibo per me. Maledico quei giorni in cui ho fatta la mia volontà con tanto vostro disgusto. Io v'amo, o volontà di Dio, quanto amo Dio, giacché voi siete lo stesso che Dio. V'amo dunque con tutto il cuor mio, a voi tutto mi dono.

Giac. O volontà di Dio, voi siete l'amor mio.

A Maria

Dice la gran Regina: Mecum sunt divitiae... ut ditem diligentes me (Prov. VIII, 18 e 21). Amiamo Maria, se vogliamo essere ricchi di grazie. L'Idiota la chiama Thesauraria gratiarum. Beato chi con amore e confidenza ricorre a Maria! Madre mia, speranza mia, voi mi potete far santo, da voi lo spero.

Giac. Mater amabilis, ora pro me.

VISITA XI

Procuriamo non allontanarci, dice S. Teresa, né perdere di vista il nostro caro pastore Gesù; perché le pecorelle che stanno vicino al loro pastore sempre sono più accarezzate e più regalate e sempre dà loro qualche bocconcino più particolare di quello ch'egli stesso mangia. Se avviene che il pastore dorme la pecorella non si allontana finché si desti il pastore o ella lo svegli; ed allora con nuovi regali vien da quello accarezzata. Redentore mio sacramentato, eccomi vicino a voi: non voglio altro regalo da voi che il fervore e la perseveranza nel vostro amore.

Io vi ringrazio, o santa fede, voi mi fate sapere e mi accertate che nel divin Sacramento dell'altare, in quel pane celeste non vi è pane, ma vi sta tutto il mio Signor Gesù Cristo e vi sta per amor mio. Signor mio e mio tutto, io vi credo presente nel SS. Sacramento; e benché sconosciuto agli occhi di carne io vi riconosco col lume della santa fede sotto l'ostia consacrata per monarca del cielo e della terra e per Salvatore del mondo. Ah Gesù mio dolcissimo, siccome voi siete la mia speranza, la mia salute, la mia fortezza, la mia consolazione, così voglio che voi siate ancora tutto il mio amore e l'unico oggetto di tutt'i miei pensieri, de' miei desideri e degli affetti miei. Io mi compiaccio più della vostra somma felicità che godete e godrete in eterno, che d'ogni bene che potrei avere io mai nel tempo e nell'eternità. Il mio sommo contento è che voi, amato mio Redentore, siete pienamente contento e che la vostra felicità è infinita. Regnate, regnate, Signor mio, sopra tutta l'anima mia; io ve la dono tutta: voi possedetela sempre. La mia volontà, i miei sensi, le mie potenze siano tutte serve del vostro amore e non servano nel mondo che a darvi gusto e gloria. Tale fu la vostra vita, o prima amante e Madre del mio Gesù, Maria SS.: voi aiutatemi, voi impetratemi il vivere da oggi avanti come sempre viveste voi felice tutta di Dio.

Giac. Mio Gesù, io sia tutto vostro e voi siate tutto mio.

A Maria

Beatus vir qui vigilat ad fores meas quotidie et observat ad postes ostii mei (Prov. VIII, 34). Beato quegli che come i poveri fanno avanti le porte de' ricchi sta attento a cercar limosina di grazie avanti le porte della misericordia di Maria! E più beato chi cerca di più imitare le virtù che osserva in Maria, specialmente la sua purità ed umiltà!

Giac. Speranza mia, soccorrimi tu.

VISITA XII

Deus caritas est, qui manet in caritate in Deo manet, et Deus in eo. I Io. IV, 16.

Chi ama Gesù sta con Gesù e Gesù sta con esso. Si quis diligit me, diligetur a Patre meo, et ad eum veniemus, et mansionem apud eum faciemus. S. Filippo Neri, quando si comunicò per viatico, in vedere entrare il SS. Sacramento esclamò: Ecco l'amor mio, ecco l'amor mio. Dica dunque ciascuno di noi alla presenza qui di Gesù sacramentato: Ecco l'amor mio, ecco l'oggetto de' miei amori, di tutta la mia vita e di tutta l'eternità.

Dunque, mio Signore e mio Dio, se voi avete detto nell'Evangelio che chi v'ama sarà amato da voi, e voi verrete ad abitare in esso per non partirvene più, io v'amo più d'ogni bene: amatemi dunque voi ancora, mentre io stimo l'essere amato da voi più di tutti i regni del mondo: e venite e fermate la vostra abitazione nella povera casa dell'anima mia, talmente che non vi abbiate più a partire da me, o per meglio dire, ch'io non v'abbia più a cacciare da me. Voi non vi partite se non siete cacciato. Io come vi ho cacciato per lo passato così posso cacciarvi di nuovo. Ah non permettete che succeda nel mondo questa nuova scelleraggine e quest'orrenda ingratitudine, ch'io favorito così parzialmente da voi dopo tante grazie vi abbia di nuovo a licenziare dall'anima mia! Ma può succedere; e per questo, Signor mio, desidero la morte, se vi piace, acciocch'io morendo unito con voi, unito con voi abbia poi da vivere per sempre. Sì, Gesù mio, così spero. Io v'abbraccio, vi stringo al mio povero cuore: fate ch'io sempre v'ami e sempre sia amato da voi. Sì, mio Redentore amabilissimo, io sempre vi amerò, voi sempre mi amerete. Spero che sempre ci ameremo, o Dio dell'anima mia per tutta l'eternità. Amen. Così sia.

Giac. Gesù mio, io voglio sempre amarvi ed esser amato da voi.

A Maria

Qui operabunt in me non peccabunt (Eccli. XXIV, 30). Chi s'impiega, dice Maria, in ossequiarmi, avrà la perseveranza. Qui elucidant me vitam aeternam habebunt: E quelli che s'impiegano in farmi conoscere ed amare dagli altri, saranno predestinati. Prometti, sempre che potrai, di parlare in pubblico o in privato delle glorie e della divozione a Maria.

Giac. Dignare me laudare te, Virgo sacrata.

VISITA XIII

Erunt oculi mei et cor meum ibi cunctis diebus. I Reg. IX, 3.

Ecco Gesù che ci ha attesa questa bella promessa nel Sacramento dell'altare, dove si è restato con noi notte e giorno. Signor mio, poteva bastare di restarvi in questo Sacramento solo il giorno, in cui potete avere adoratori della vostra presenza che vi tenessero compagnia; ma che serviva restarvi anche tutta la notte, in cui gli uomini chiudono affatto le chiese e si ritirano nelle case lasciandovi affatto solo? Ma già v'intendo: l'amore vi ha renduto nostro prigioniero; l'amore appassionato che ci portate vi ha ligato in terra in tal modo che notte e giorno non vi fa partire mai da noi. Ah Salvatore amabilissimo, questa sola finezza d'amore dovrebbe obbligare tutti gli uomini ad assistervi sempre ne' sacri cibori sino ad esserne cacciati per forza: e partendosi dovrebbero tutti lasciare a' piedi degli altari tutt'i loro cuori e tutt'i loro affetti verso un Dio umanato che se ne resta solo e chiuso in un tabernacolo, tutt'occhi per mirare e provvedere alle nostre necessità: e tutto cuore, restandosi ad amarci, ed aspettando il giorno appresso per essere visitato dall'anime sue dilette.

Sì, mio Gesù, io vi voglio contentare, io vi consacro tutta la mia volontà e tutti gli affetti miei. O maestà infinita di un Dio, voi vi siete lasciata in questo divin Sacramento non solo per essere a noi presente e vicina, ma principalmente per comunicarvi alle anime vostre dilette. Ma, Signore, chi ardirà d'avvicinarsi a cibarsi delle vostre carni? Ma chi all'incontro potrà allontanarsi da voi? voi a questo fine vi nascondete sotto l'ostia consacrata per entrare dentro di noi e per possedere i nostri cuori. Voi ardete di desiderio di essere ricevuto da noi, e godete starvi unito con noi. Venite dunque, mio Gesù, venite: io desidero di ricevervi dentro di me, acciocché siate il Dio del mio cuore e della mia volontà. Quanto è in me, Redentor mio caro, ceda al vostro amore: soddisfazioni, piaceri, volontà propria, tutto ceda a voi. O amore, o Dio d'amore, regnate, trionfate di tutto me; distruggete e sacrificate in me tutto quello che è mio e non è vostro. Non permettete, amor mio, che l'anima mia piena della maestà di un Dio, avendovi ricevuto nella santa comunione, abbia poi d'attaccarsi alle creature. V'amo, Dio mio, v'amo; e sempre e voi solo voglio amare.

Giac. Trahe me vinculis amoris tui.

A Maria

Ci esorta S. Bernardo: Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus. Ella è, dice S. Pietro Damiano, Thesaurus divinarum gratiarum. Ella può arricchirci e vuole arricchirci. Perciò c'invita e ci chiama Si quis est parvulus, veniat ad me (Prov. IX, 4). — Signora amabilissima, signora sublimissima, signora cortesissima, guardate un povero peccatore che si raccomanda a voi e tutto confida in voi.

Giac. Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix.

VISITA XIV

Amabilissimo Gesù, io vi sento dir in questo ciborio dove state: Haec requies mea in saeculum saeculi: hic habitabo, quoniam elegi eam (Ps. CXXXI, 14). Se voi dunque vi avete eletta la vostra abitazione fra di noi negli altari standovi nel SS. Sacramento, ed ivi l'amor che ci portate vi fa trovare il vostro riposo, è ragione ancora che i nostri cuori abitino sempre con voi coll'affetto ed ivi trovino ogni delizia e riposo. O beate voi, anime amanti, che non trovate nel mondo più bel riposo che in starvene vicino al vostro Gesù sacramentato! E beato me, Signor mio, se non trovassi da oggi avanti maggior delizia che starvi sempre presente o sempre pensando a voi che state nel SS. Sacramento sempre pensando a me ed al mio bene!

Ah mio Signore, e perché ho perduti tanti anni ne' quali non vi ho amato? Anni miei infelici, io vi maledico; e vi benedico, o pazienza infinita del mio Dio, che tanti anni mi avete sopportato così ingrato al vostro amore. Ma pure così ingrato voi m'aspettate: perché, Dio mio, perché? acciocché un giorno io vinto dalle vostre misericordie e dal vostro amore mi renda tutto a voi. Signore, non voglio resistere più, non voglio esservi più ingrato. È ragione ch'io vi consacri almeno questo tempo che o poco o molto mi resta di vita. Spero, Gesù mio, da voi l'aiuto per esser tutto vostro. Voi mi avete così favorito quando io vi fuggiva e disprezzava il vostro amore: quanto più spero che mi favorirete quando io vi cerco e desidero d'amarvi. Datemi dunque la grazia d'amarvi, o Dio degno d'infinito amore. Io v'amo con tutto il mio cuore, v'amo sopra ogni cosa, v'amo più di me stesso, più della vita mia. Mi pento d'avervi offeso, bontà infinita; perdonatemi, ed insieme col perdono concedetemi la grazia d'amarvi assai sino alla morte in questa vita e per tutta l'eternità nell'altra. Fate vedere colla vostra potenza, o Dio onnipotente, questo prodigio nel mondo che un'anima così ingrata come la mia diventi una delle più vostre amanti. Fatelo per gli meriti vostri, Gesù mio. Io così desidero, così propongo di far in tutta la mia vita; voi che me ne ispirate desiderio, datemi le forze.

Giac. Gesù mio, vi ringrazio d'avermi aspettato finora.

A Maria

Nullus est, disse S. Germano parlando con Maria santissima, qui salvus fiat nisi per te: nemo qui liberetur a malis nisi per te: nemo cui donum concedatur nisi per te. Dunque, Signora mia e speranza mia, se voi non mi aiutate, io son perduto e non potrò venire a benedirvi in paradiso. Ma io sento, Signora, dai santi che dicono tutti che voi non abbandonate chi ricorre a voi: solo si perde chi a voi non ricorre. Io miserabile a voi ricorro ed in voi metto tutte le mie speranze.

Giac. con S. Bern. Haec tota mea fiducia: haec tota ratio spei meae.

VISITA XV

Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur. Luc. XII, 49.

Diceva il V.P. D. Francesco Olimpio Teatino non esser cosa in terra che più vivamente infiammi il fuoco del divino amore nel cuore degli uomini quanto il SS. Sacramento dell'altare. Perciò il Signore si fece vedere da S. Caterina da Siena nel SS. Sacramento come una fornace d'amore, dalla quale uscivano torrenti di divine fiamme che si spandevano per tutta la terra; onde la santa restava attonita come tutti gli uomini potessero vivere senza bruciare d'amore a tanto amore divino verso gli uomini. Gesù mio, fammi ardere per te; fa ch'io non pensi, non sospiri, non desideri, non cerchi altro che te. Oh me beato, se questo tuo santo fuoco tutto mi possedesse! ed al consumar degli anni miei andasse felicemente in me consumando tutti gli affetti terreni!

O Verbo divino, o Gesù mio, io vi vedo tutto sacrificato, tutto annichilato e distrutto per amor mio sopra l'altare. È ragione dunque che siccome voi vi sacrificate fatto vittima d'amore per me, io mi consacri tutto a voi. Sì, mio Dio e mio supremo Signore, io vi sacrifico oggi tutta l'anima mia, tutto me stesso, tutta la mia volontà, tutta la vita mia. Unisco questo mio povero sacrificio col sacrificio infinito che vi fece di se stesso, o Eterno Padre, una volta in terra Gesù vostro figlio e mio Salvatore sopra la croce, e che vi fa ogni giorno tante volte sugli altari. Accettatelo dunque per gli meriti di Gesù, e datemi grazia di replicarlo in tutti i giorni di mia vita, e di morire sacrificandomi tutto a vostro onore. Desidero la grazia conceduta a tanti martiri di morire per vostro amore. Ma, se di tanta grazia non sarò degno, almeno, Signor mio, datemi ch'io vi sacrifichi con tutta la volontà la vita mia, abbracciando quella morte che da voi mi sarà data. Signore, questa grazia la voglio; voglio morire colla volontà di onorarvi e di darvi gusto; e da ora vi sacrifico la mia vita e vi offerisco la mia morte qualunque sarà e quando sarà.

Giac. Gesù mio, voglio morire per darvi gusto.

A Maria

Lasciate ch'io ancora vi chiami, Signora mia dolcissima, col vostro S. Bernardo, Tota ratio spei meae: e dica con S. Gio. Damas.: Totam spem meam in te collocavi. Voi m'avete da ottenere il perdono de' miei peccati; voi la perseveranza sino alla morte; voi l'essere liberato dal purgatorio. Quelli che si salvano, tutti per voi ottengono la salute: dunque voi, o Maria, mi avete da salvare. Quem vis salvus erit (S. Bon.). Vogliate dunque salvarmi, ed io sarò salvo. Ma voi salvate tutti coloro che v'invocano. Ecco io v'invoco e vi dico:

Giac. O salus te invocantium, salva me. S. Bon.

VISITA XVI

Oh se gli uomini ricorressero sempre al SS. Sacramento a cercar rimedio de' loro mali, certo che non sarebbero così miserabili come sono! Piangeva Isaia: Numquid resina — o come volta il Caldeo: Numquid balsamumnon est in Galaad; aut medicus non est ibi? (Ierem. VIII, 22). Galaad monte dell'Arabia, ricco di unguenti aromatici, come nota Beda, è figura di Gesù Cristo che tiene apparecchiati in questo Sacramento tutti i rimedi per i nostri mali. Perché dunque, par che dica il Redentore, vi lagnate, o figli di Adamo, de' vostri mali, quando voi avete in questo Sacramento il medico e 'l rimedio d'ogni vostro male? Venite ad me omnes... et ego reficiam vos. Voglio dunque dirvi colle sorelle di Lazaro: Ecce quem amas infirmatur. Signore, io son quel miserabile che voi amate, tengo l'anima così impiagata per gli peccati fatti; medico mio divino, vengo a voi acciocché mi saniate; voi potete e volete guarirmi: Sana animam meam, quia peccavi tibi.

Tiratemi tutto a voi, Gesù mio dolcissimo, colle amabilissime attrattive del vostro amore. Io amo più l'essere ligato con voi che l'esser fatto signore di tutta la terra. Io non desidero altro nel mondo che l'amarvi. Io poco ho che darvi, ma se potessi avere tutt'i regni del mondo, solamente li vorrei per rinunziargli tutti per amor vostro. Vi rinunzio dunque quel che posso, tutt'i parenti, tutte le comodità, tutt'i gusti, anche le consolazioni spirituali: vi rinunzio la mia libertà, la mia volontà. A voi voglio donare tutti gli amori miei. V'amo, bontà infinita, v'amo più di me stesso e spero di amarvi in eterno.

Giac. Gesù mio, mi dono a voi, voi accettatemi per pietà.

A Maria

Signora mia, voi diceste a S. Brigida: Quantumcumque homo peccet, si ex vera emendatione ad me reversus fuerit, statim parata sum recipere revertentem; nec attendo quantum peccaverit, sed cum quali voluntate venit. Nam non dedignor eius plagas ungere et sanare, quia vocor et vere sum mater misericordiae. Se dunque potete sanarmi ed avete desiderio di sanarmi, ecco a voi ricorro, medica celeste, sanate tante piaghe dell'anima mia: con una parola che diciate al vostro Figlio io sarò guarito.

Giac. O Maria, abbi pietà di me.

VISITA XVII

Le anime amanti non sanno trovar maggior godimento, che nel trovarsi alla presenza delle persone amate. Se amiamo dunque assai Gesù Cristo, ecco siamo alla sua presenza. Gesù nel Sacramento ci vede, ci sente, non gli diciamo niente? Consoliamoci colla sua compagnia: godiamo della sua gloria e dell'amore che portano tante anime innamorate al SS. Sacramento. Desideriamo che tutti amino Gesù sacramentato e gli consacrino i lor cuori: almeno consacriamogli noi tutto il nostro affetto. Egli sia tutto il nostro amore, tutto il nostro desiderio. Il P. Salesio della Compagnia di Gesù si sentiva consolare in solo parlare del SS. Sacramento; non si saziava mai di visitarlo; se era chiamato alla porta, se tornava in camera, se andava per casa, procurava sempre con queste occasioni di replicare le visite al suo amato Signore; sicché fu notato che appena passava ora del giorno che non lo visitasse. E meritò alla fine di morire per mano degli eretici, mentr'egli difendeva la verità del Sacramento.

Oh avessi anch'io la sorte di morire per sì bella cagione, di sostenere la verità di questo Sacramento, per cui, o amabilissimo Gesù, voi ci avete fatta intendere la tenerezza dell'amore che ci portate. Ma voi, Signor mio, giacché fate tanti miracoli in questo Sacramento, fate quest'altro miracolo ancora: tiratemi tutto a voi; voi già mi desiderate tutto per voi, voi troppo lo meritate. Datemi forza di amarvi con tutto l'affetto. I beni di questo mondo dateli a chi vi piace. Io ve li rinunzio tutti. Io sospiro e voglio solo il vostro amore. Questo solo ricerco e sempre vi cercherò. V'amo, Gesù mio; fate ch'io sempre v'ami, e niente più, vi domando.

Giac. Gesù mio, quando v'amerò da vero?

A Maria

Regina mia dolcissima, quanto mi piace quel bel nome con cui vi chiamano i vostri divoti: Mater amabilis. Sì, che voi, Signora mia, siete troppo amabile. La vostra bellezza ha innamorato di voi lo stesso vostro Signore: Concupivit rex speciem tuam. Dice S. Bonaventura che il solo vostro nome è così amabile a' vostri amanti, che in nominarlo o sentirlo nominare si sentono accendere ed accrescer il desiderio d'amarvi: O dulcis, o pia, o multum amabilis Maria. Tu nec nominari potes, quin accendas, nec aurium aditus ingredi potes, quin recrees affectus diligentium te. È ragione dunque, Madre mia amabilissima, ch'io v'ami; ma non mi contento solamente d'amarvi; io desidero prima in terra e poi in cielo d'essere il primo dopo Dio ad amarvi. Se il desiderio è troppo audace, n'è cagione la vostra amabilità e l'amore speciale che mi avete dimostrato. Se voi foste meno amabile, io meno desidererei d'amarvi. Accettate dunque, o Signora, questo mio desiderio; ed in segno che l'avete accettato, impetratemi voi da Dio quest'amore ch'io vi domando; giacché tanto gradisce a Dio l'amore che a voi si porta.

Giac. Madre mia amabilissima, io v'amo assai.

VISITA XVIII

Un giorno nella valle di Giosafat sederà Gesù in trono di maestà; ma ora nel SS. Sacramento siede in trono d'amore. Se il re per dimostrare l'amore che porta ad un pastorello venisse ad abitare dentro il suo villaggio dov'egli sta, quale ingratitudine sarebbe se il villanello spesso non l'andasse a visitare, sapendo che il re tanto desidera di vederlo, e che per aver occasione di spesso vederlo, ivi si è portato? Ah Gesù mio, per mio amore, già intendo, voi siete venuto a starvene nel Sacramento dell'altare. Vorrei dunque notte e giorno, se mi fosse dato, starmene alla presenza vostra. Se gli angioli, o Signor mio, non lasciano di starvi intorno, stupiti dell'amore che ci portate, è ragione ch'io vedendovi per mia cagione in questo altare, vi contenti almeno collo starmene avanti di voi a lodar l'amore e la bontà, che avete per me: In conspectu angelorum psallam tibi, adorabo ad templum sanctum tuum; et confitebor nomini tuo super misericordia tua et veritate (Ps. CXXXVII, 1, 2).

O Dio sacramentato, o pane degli angioli, o cibo divino, io vi amo; ma né io né voi siete contento del mio amore. V'amo, ma v'amo troppo poco. Fate voi, Gesù mio, ch'io conosca la beltà, la bontà immensa che amo. Fate che il mio cuore cacci tutti gli affetti terreni e dia tutto il luogo al vostro divino amore. Voi per innamorarmi tutto di voi e per unirvi tutto a me scendete ogni giorno dal cielo sugli altari; è ragione ch'io non pensi ad altro che ad amarvi, ad adorarvi, e a darvi gusto. V'amo con tutta l'anima mia, v'amo con tutti gli affetti miei. Se mi volete pagar quest'amore, datemi più amore, più fiamme, che mi facciano sempre più amarvi e più desiderare di darvi gusto.

Giac. Gesù amore, datemi amore.

A Maria

Conforme que' poveri infermi che per le loro miserie sono abbominati da tutti e trovano solo ricovero ne' pubblici spedali; così i peccatori più miserabili, benché da tutti discacciati, non sono però discacciati dalla misericordia di Maria che Dio a questo fine ha posta nel mondo per esser il ricetto, lo spedale pubblico de' peccatori, siccome dice S. Basilio: Aperuit Deus peccatoribus publicum valetudinarium. Onde S. Efrem la nomina ancora Diversorium peccatorum: il ricettacolo de' peccatori. Dunque, Regina mia, se io ricorro a voi, voi non mi potete discacciare per li peccati miei; anzi quanto più misero io sono, tanto più ho ragione di essere accolto nella vostra protezione, giacché Dio per rifugio de' più miseri v'ha creata. Sicché a voi ricorro, o Maria; sotto del vostro manto io mi metto. Voi siete il rifugio de' peccatori; voi dunque siate la speranza della salute mia. Se voi mi cacciate dove ricorrerò?

Giac. Maria, rifugio mio, salvatemi.

VISITA XIX

È cosa dolce ad ognuno di trovarsi in compagnia d'un suo caro amico; e non sarà dolce a noi in questa valle di lagrime star in compagnia del migliore amico che abbiamo, e che può farci ogni bene ed appassionatamente ci ama e perciò si trattiene con noi continuamente? Ecco nel SS. Sacramento possiamo parlare con Gesù a nostro piacere, aprirgli il nostro cuore, esporgli le nostre necessità, domandargli le sue grazie; noi possiamo in somma trattare col re del cielo in questo Sacramento con tutta la confidenza e senza soggezione. Fu troppo fortunato Giuseppe, quando discese Dio colla sua grazia, come attesta la Scrittura, nella sua carcere a consolarlo: Descendit cum illo in foveam, et in vinculis non dereliquit eum (Sap. X, 13, 14). Ma troppo siamo più fortunati noi in aver sempre con noi in questa terra di miserie il nostro Dio fatt'uomo, che colla sua presenza reale ci assiste in tutt'i giorni di nostra vita con tanto affetto e compassione verso di noi. Ad un povero carcerato qual consolazione è l'avere un amico affezionato che gli tenga conversazione, lo consoli, gli dia speranza, lo soccorra e pensi a sollevarlo dalle sue miserie! Ecco il nostro buon amico Gesù Cristo che in questo Sacramento ci fa animo con dirci: Ecce vobiscum sum omnibus diebus. Eccomi, egli dice, tutto per voi, venuto a posta dal cielo in questa vostra prigione a consolarvi, ad aiutarvi, a liberarvi. Accoglietemi, fatevela sempre con me, stringetevi a me, che così non sentirete le vostre miserie e poi verrete meco al mio regno dove vi farò appieno beati.

O Dio, o amore incomprensibile, giacché voi vi degnate d'essere così cortese con noi, che per istarvene a noi vicino vi degnate di scendere sui nostri altari, io propongo di visitarvi spesso; voglio godere quanto più posso della vostra dolcissima presenza che rende beati i santi in paradiso. Oh potessi starvi sempre innanzi per adorarvi e farvi atti d'amore! Svegliate, vi priego, l'anima mia, quando per tiepidezze o per affari di mondo trascura di visitarvi. Accendete in me un gran desiderio di starvi sempre vicino in questo Sacramento. Ah mio amoroso Gesù, vi avessi sempre amato! Vi avessi dato sempre gusto! Mi consolo che ancora mi resta tempo di farlo, non solo nell'altra vita, ma ancora in questa. Io lo voglio fare, vi voglio amare davvero, mio sommo bene, mio amore, mio tesoro, mio tutto. Voglio amarvi con tutte le forze.

Giac. Dio mio, aiutatemi ad amarvi.

A Maria

Dice il divoto Bernardino da Busto: O peccator, non diffidas, sed secure ad istam Dominam recurras: invenies eam in manibus plenam misericordia et largitate. Peccatore, chiunque sei, non sconfidare, ma ricorri a questa Signora con sicurezza d'essere soccorso; la troverai colle mani piene di misericordia e di grazie. E sappi, soggiunge, che più desidera ella la pietosissima regina di far bene a te, che tu desideri esser soccorso da lei: Plus enim ipsa desiderat facere tibi bonum, quam tu accipere concupiscas. Ringrazio sempre, o Signora mia, Dio che mi vi ha data a conoscere. Povero me se non vi conoscessi o se mi scordassi di voi! Male anderebbe la mia salute. Ma io, madre mia, vi benedico, v'amo e confido tanto in voi, che nelle vostre mani metto tutta l'anima mia.

Giac. O Maria, beato chi vi conosce e in voi confida!

VISITA XX

In illa die, dice Zaccaria, c. 13, erit fons patens Domui David et habitantibus Ierusalem in ablutionem peccatorum. Gesù nel Sacramento è questa fonte predetta dal profeta a tutti aperta, dove possiamo, semprecché vogliamo, lavare l'anime nostre da tutte le macchie de' peccati che alla giornata si contraggono. Quando alcuno commette qualche difetto, che più bel rimedio vi è, che ricorrere subito al SS. Sacramento! Sì, mio Gesù, così propongo di far sempre, sapendo di più che l'acque di questa vostra fonte non solo mi lavano, ma ancora mi danno luce e mi danno forza per non cadere e per soffrire allegramente le cose contrarie, e mi infiammano insieme per amarvi. Io so che a questo fine mi aspettate voi a visitarvi, e con tante grazie ricompensate le visite de' vostri amanti. Gesù mio, via su lavatemi da tutt'i difetti che ho commessi oggi, de' quali mi pento, per avervi disgustato; datemi forza a più non cadervi, con darmi un grande ardore di amarvi assai. Oh chi potesse starvi sempre vicino, come faceva quella vostra serva fedele Maria Diaz che visse a tempo di S. Teresa ed ebbe licenza dal vescovo d'Avila di abitare nella tribuna d'una chiesa dove quasi di continuo assisteva avanti il SS. Sacramento ch'ella chiamava il suo vicino, e non usciva di là se non per andare a confessarsi e comunicarsi! Il Ven. fra Francesco del Bambino Gesù carmelitano scalzo passando per le chiese dove stava il Sacramento non poteva astenersi di entrar a visitarlo, dicendo non esser conveniente che un amico passando avanti la casa del suo amico non vi entri almeno a salutarlo e dirgli una parola. Ma egli non si contentava di una parola, se ne stava sempre quanto più gli era permesso avanti il suo amato Signore.

Unico mio ed infinito bene, io vedo che voi a questo fine avete istituito questo Sacramento e ve ne state in questo altare per essere amato da me; voi a questo fine mi avete dato un cuor capace d'amarvi assai. Ma perché poi io ingrato non v'amo? o v'amo così poco? No, non è giusto che sia amata poco una bontà così amabile, come siete voi. Almeno l'amore che mi portate merita altro amore da me. Voi siete un Dio infinito ed io un verme miserabile. È poco che io muoia per voi, che mi consumi per voi che siete morto per me, vi siete posto nel Sacramento per me, ed ogni giorno per amor mio vi sacrificate tutto sugli altari. Voi vi meritate d'essere amato assai, io vi voglio amare assai. Aiutatemi, Gesù mio, aiutatemi ad amarvi, ed a far quello che tanto piace a voi e che tanto cercate da me.

Giac. Dilectus meus mihi et ego illi.

A Maria

Regina mia dolcissima, pietosissima, amabilissima, oh che bella confidenza mi dà S. Bernardo, quando io ricorro a voi! Dice che voi non andate esaminando i meriti di chi ricorre alla vostra pietà, ma che vi offerite ad aiutar tutti coloro che vi pregano: Maria non discutit merita, sed omnibus se exorabilem praebet. Dunque se io vi prego, cortese voi mi ascoltate. Sentite dunque che cosa vi prego. Io sono un povero peccatore che merito mille inferni. Io voglio mutar vita. Voglio amare il mio Dio che ho tanto offeso. Mi dedico a voi per ischiavo, a voi mi dono misero qual sono. Salvate, vi dico, chi è vostro e non più suo. Signora mia, mi avete inteso? Spero che mi avete inteso ed esaudito.

Giac. O Maria, tuus sum ego, salvum me fac.

VISITA XXI

Ubicumque fuerit corpus, ibi congregabuntur et aquilae (Luc. XVII, 37). Per questo corpo intendono comunemente i santi quello di Gesù Cristo, e per l'aquile intendono l'anime staccate che si sollevano come aquile sopra le cose della terra e volano al cielo, a cui co' pensieri e cogli affetti sempre sospirano e dove fanno la loro continua dimora. Queste aquile poi in terra ivi trovano il loro paradiso dove trovano Gesù sacramentato, che par che non possano mai saziarsi di stargli d'intorno. Se l'aquile, dice S. Girolamo, sentendo l'odor di qualche morto si partono da lontano per trovarlo; quanto più siamo noi obbligati di correre e volare a Gesù nel SS. Sacramento, come alla più cara esca de' nostri cuori. Perciò i santi in questa valle di lagrime hanno cercato sempre come cervi assetati di correre a questa fonte di paradiso. Il P. Baldassare Alvarez della Compagnia di Gesù in qualunque impiego si trovasse buttava spesso gli occhi dove sapeva che stava il Sacramento, lo visitava molto spesso ed alle volte vi durava le notti intiere. Piangeva in vedere i palaggi de' grandi pieni di gente a corteggiare un uomo da cui speravano qualche misero bene, e così poi abbandonate le chiese dove abita il sommo Principe del mondo, che se ne sta con noi in terra come in trono d'amore, ricco di beni immensi ed eterni. E diceva esser troppo grande la fortuna de' religiosi che nelle loro case stesse possono visitare semprecché vogliono di notte e di giorno questo gran Signore nel SS. Sacramento, il che non possono fare i secolari.

Giacché voi, Signor mio amantissimo, con tuttoché mi vedete così schifoso, e tanto ingrato al vostro amore, pure con tanta bontà mi chiamate ad accostarmi a voi, io non voglio disanimarmi per le mie miserie: vengo, e m'accosto a voi; ma voi mutatemi tutto; cacciate da me ogni amore che non è per voi, ogni desiderio che a voi non piace, ogni pensiero che non tende a voi. Gesù mio, amor mio, tesoro mio, tutto mio, io voglio contentare solo voi, voglio dar gusto solo a voi. Voi solo meritate tutto l'amor mio, voi solo voglio amare con tutto il mio cuore. Staccatemi da tutto, Signor mio, e ligatemi solo a voi; ma ligatemi tanto, ch'io non mi possa separare più da voi, né in questa né nell'altra vita.

Giac. Iesu mi dulcissime, ne permittas me separari a te.

A Maria

Dionisio Cartusiano chiama la SS. Vergine: Advocata omnium iniquorum ad se confugientium. Giacché dunque, o gran Madre di Dio, voi avete l'officio di difendere le cause de' rei più scellerati che a voi ricorrono, eccomi oggi a' vostri piedi; a voi ricorro e vi dico con S. Tommaso di Villanova: Eia ergo, Advocata nostra, officium tuum imple: Su, fate il vostro officio, prendete la causa mia. È vero che troppo sono stato reo col mio Signore, offendendolo tanto dopo tanti benefici e grazie a me fatte; ma il mal è già fatto, voi mi potete salvare; basta che dite al vostro Dio che voi mi difendete, e sarò perdonato e sarò salvo.

Giac. Madre mia cara, voi m'avete da salvare.

VISITA XXII

Andava la Sposa de' sacri Cantici trovando il suo diletto, e non trovandolo andava dimandando: Num quem diligit anima mea vidistis? (Cant. III, 3). Allora non vi era Gesù in terra: ma ora, se un'anima che ama Gesù lo va cercando, lo trova sempre nel SS. Sacramento. Diceva il V.P. Maestro Avila che fra tutt'i santuari non sapeva trovare né desiderare santuario più amabile, che una chiesa dove sta il SS. Sacramento.

Oh amore infinito del mio Dio, degno d'infinito amore! Oh come avete potuto, Gesù mio, arrivar ad abbassarvi tanto che per trattenervi cogli uomini e per unirvi ai loro cuori vi siete umiliato fino a nascondervi sotto le specie di pane? O Verbo Incarnato, voi siete stato sommo nell'umiliarvi, perché siete sommo nell'amare. Come poss'io non amarvi con tutto me stesso, sapendo quanto avete fatto per cattivarvi il mio amore? Io v'amo assai, e perciò antepongo il vostro compiacimento ad ogni mio interesse, ad ogni mia soddisfazione. Il gusto mio è di dar gusto a voi, mio Gesù, mio Dio, mio amore, mio tutto. Accendete in me una gran fame di star continuamente alla presenza di voi sacramentato, e di ricevervi e tenervi compagnia. Sarei un ingrato se non accettassi così dolce e cortese invito. Ah Signore, distruggete in me tutto l'affetto alle cose create. Voi volete che solo voi, mio Creatore, siate il segno di tutti i miei sospiri, di tutti gli amori miei. V'amo, bontà amabilissima del mio Dio. Non cerco da voi altro che voi. Non voglio i contenti miei, voglio e mi basta il contento vostro. Accettate, Gesù mio, questo buon desiderio di un peccatore che vi vuol amare. Aiutatemi colla vostra grazia: fate ch'io misero schiavo dell'inferno sia da ogg'innanzi schiavo felice del vostro amore.

Giac. V'amo Gesù mio bene sopra ogni bene.

A Maria

Dolcissima Signora e madre mia, io sono un vile ribelle del vostro gran Figlio; ma pentito vengo alla vostra pietà acciocché mi otteniate il perdono. Non mi dite che non potete, mentre S. Bernardo vi chiama la ministra del perdono: Ministra propitiationis. A voi ancora tocca l'aiutare chi sta in pericolo, chiamandovi S. Efrem: Opitulatrix periclitantium. Signora mia, chi sta più in pericolo di me? Io ho perduto Dio: è certo che sono stato condannato all'inferno: non so se ancora Dio m'ha perdonato: posso tornare a perderlo. Ma voi potete ottenermi tutto, e da voi io spero ogni bene, il perdono, la perseveranza, il paradiso. Io spero d'essere uno di coloro nel regno de' beati che più loderanno le vostre misericordie, o Maria, salvandomi per la vostra intercessione.

Giac. Misericordias Mariae in aeternum cantabo, in aeternum cantabo. Amen, amen.

VISITA XXIII

Fanno grandi fatiche e si mettono in molti pericoli tanti Cristiani per visitare i luoghi di Terra santa, dove il nostro amantissimo Salvatore è nato, ha patito ed è morto. A noi non bisogna far sì lungo viaggio, né imprendere tanti pericoli; ci sta vicino lo stesso Signore che abita nella chiesa, pochi passi lontano dalle nostre case. Se stimano gran sorte, dice S. Paolino, i pellegrini in riportare da quei santi luoghi un poco di polvere del presepe o del sepolcro dove fu sepolto Gesù, con quale ardore non dobbiamo noi visitare il SS. Sacramento, dove sta il medesimo Gesù in persona, senza tante fatiche e senza tanti pericoli? Una persona religiosa a cui Dio diede grande amore al SS. Sacramento scrisse in una sua lettera fra gli altri questi sentimenti: Io ho veduto, dice, che tutto il mio bene mi viene dal SS. Sacramento. Io mi son dato e consecrato tutto a Gesù sacramentato. Io vedo un numero innumerabile di grazie che non si dà perché non si va a questo divin Sacramento. Io vedo un gran desiderio che ha nostro Signore di dispensare le sue grazie nel Sacramento. O santo mistero! O sacra ostia! Che vi è, se non quest'ostia, in cui Dio faccia conoscere più la sua potenza? Perché quest'ostia ha tutto quello che mai Dio ha fatto per noi. Non invidiamo i beati, poiché abbiamo in terra il medesimo Signore con più maraviglie del suo amore. Fate voi che quelli a chi parlate si dedichino tutti al SS. Sacramento. Io parlo così, perché questo Sacramento mi fa uscir di me. Né posso lasciar di parlare del SS. Sacramento che tanto merita d'esser amato. Io non so che mi fare per Gesù sacramentato. Così termina la lettera.

O serafini, voi che state dolcemente ardendo d'amore intorno al vostro e mio Signore; e pure non già per amor vostro, ma per amor mio questo Re del cielo s'ha voluto porre in questo Sacramento. Lasciate dunque, o angioli amanti, ardere me, e voi accendetemi col vostro ardore, acciocché insieme con voi arda ancor io. Oh Gesù mio, fatemi conoscere le grandezze dell'amore che portate agli uomini, acciocché a vista di tanto amore cresca sempre più in me il desiderio d'amarvi e darvi gusto. V'amo, Signore amabilissimo, e voglio sempre amarvi, solo per piacere a voi.

Giac. Gesù mio, in voi credo, in voi spero, voi amo, a voi mi dono.

A Maria

Amabilissima Vergine, S. Bonaventura vi nomina: Mater orphanorum: e S. Efrem di più vi chiama Susceptio orphanorum: l'accoglimento degli orfani. Oimè che questi orfani miserabili altri non sono che i poveri peccatori che han perduto Dio! Ecco dunque a voi ricorro, Maria santissima: io ho perduto il padre, ma voi siete la madre mia che me l'avete da far ricuperare. In tanta mia disgrazia voi chiamo in aiuto, voi soccorretemi. Resterò io sconsolato? No: mi dice di voi Innocenzo III: Quis invocavit eam et non est exauditus ab ipsa? E chi mai vi ha pregato e voi non l'avete inteso ed aiutato? Chi mai si è perduto ch'è a voi ricorso? Solo si perde chi a voi non ricorre. Dunque, regina mia, se mi volete salvo, fate ch'io v'invochi sempre e confidi in voi.

Giac. Maria mia, datemi confidenza in voi.

VISITA XXIV

Vere tu es Deus absconditus (Is. XLV, 15). In niun'altra opera di divino amore si avverano tanto queste parole quanto in questo mistero adorabile del SS. Sacramento, dove il nostro Dio sta in tutto nascosto. Nel prender carne l'Eterno Verbo nascose la sua divinità e comparve uomo sulla terra; ma nel restarsene con noi in questo Sacramento Gesù nasconde anche l'umanità, e solo, dice S. Bernardo, fa comparenza di pane, per dimostrare con essa la tenerezza d'amore che ha per noi: Latet divinitas, latet humanitas, sola patent viscera caritatis. Alla vista dell'eccesso, o mio amato Redentore, di tanto affetto che voi avete per gli uomini io resto, Signor mio, fuori di me né so che dirmi. Voi in questo Sacramento arrivate per loro amore sino a nascondere la vostra maestà ed avvilire le vostre glorie: arrivate sino a consumare ed annientare la vostra vita divina. E mentre state sugli altari altro officio par che non fate che d'amare gli uomini e far palese l'amore che loro portate; ed essi quale riconoscenza ve ne rendono, o gran Figlio di Dio!

O Gesù, o amatore, lasciatemi dire, troppo appassionato per gli uomini, mentre vi vedo anteporre i loro beni allo stesso vostro onore. E non sapevate voi a quali disprezzi doveva esponervi poi questo amoroso vostro disegno? Io vedo, e ben prima lo vedevate voi, che la maggior parte degli uomini non vi adora né vi vuole conoscere per quello che siete in questo Sacramento. So che tante volte questi uomini stessi sono giunti a calpestare l'ostie consecrate ed a buttarle sulla terra, nell'acque e nel fuoco. E miro anche la maggior parte, anche di coloro che vi credono, oh Dio, che invece di riparare a' tanti oltraggi con i loro ossequi, o vengono nelle chiese a più disgustarvi colle irriverenze, o vi lasciano abbandonato negli altari, sprovveduti alle volte anche di lampade e degli ornamenti necessari. Oh potess'io, mio dolcissimo Salvatore, lavare colle lagrime mie ed anche col mio sangue quei luoghi infelici ne' quali fu in questo Sacramento tanto oltraggiato il vostro amore e 'l vostro Cuore innamorato! Ma se tanto non mi è concesso, io desidero almeno, Signor mio, e propongo di visitarvi spesso per adorarvi, come oggi vi adoro, in contraccambio de' disprezzi che ricevete dagli uomini in questo divinissimo mistero. Accettate, o Eterno Padre, questo misero onore che in riparo dell'ingiurie fatte al vostro Figlio sacramentato vi rende oggi il più misero fra gli uomini quale son'io; accettatelo in unione di quell'onore infinito che vi rendette Gesù Cristo sulla croce e che vi rende ogni giorno nel SS. Sacramento. Oh potessi far io, o mio Gesù sacramentato, che tutti gli uomini fossero innamorati del SS. Sacramento!

Giac. Oh amabile Gesù, fatevi conoscere, e fatevi amare.

A Maria

Signora mia potentissima, ne' timori dell'eterna mia salute quanto mi sento confidare quando ricorro a voi, e quando penso che voi, Madre mia, da una parte siete così ricca di grazie, che S. Gio. Damasceno vi chiama Pelagus gratiarum, il mare delle grazie; S. Bonaventura la fonte dove son congregate tutte le grazie, Congregatio gratiarum; S. Efrem Fons gratiae et totius consolationis; e S. Bernardo la pienezza d'ogni bene: Plenitudo omnis boni. E dall'altra parte penso che siete così inclinata a far bene, che vi stimate offesa, come dice S. Bonaventura, da chi non vi cerca grazie: In te, Domina, peccant, qui te non rogant. O ricchissima, o sapientissima, e clementissima regina, io intendo che voi meglio di me conoscete i bisogni dell'anima mia, e voi mi amate più di quello che posso amarmi io; sapete dunque quale grazia vi chieggo oggi? Ottenetemi quella grazia che conoscete più espediente per l'anima mia; questa cercate a Dio per me e son contento.

Giac. Dio mio, fatemi quelle grazie che vi cerca Maria per me.

VISITA XXV

San Paolo loda l'ubbidienza di Gesù Cristo dicendo ch'egli ubbidì all'Eterno Padre fino alla morte: Factus obediens usque ad mortem (Phil. II, 8). Ma in questo Sacramento è passato innanzi, mentre quivi ha voluto rendersi ubbidiente non solo all'Eterno Padre, ma ancora all'uomo: e non solo sino alla morte, ma sino che durerà il mondo: Factus obediens, può dirsi, usque ad consummationem saeculi. Egli il Re del cielo scende dal cielo per ubbidienza dell'uomo, e sugli altari poi pare che resti a trattenersi per ubbidire agli uomini. Ego autem non contradico (Is. L, 5). Ivi se ne sta senza muoversi da se stesso: si fa ponere laddove lo pongono, o negli ostensori esposto o nelle custodie chiuso: si fa portare per dove lo portano, per le case, per le strade: si fa dare nelle comunioni a chi lo danno, o sia giusto o sia peccatore. Mentre visse su questa terra, dice S. Luca ch'egli ubbidiva a Maria SS. ed a S. Giuseppe; ma in questo Sacramento egli ubbidisce a tante creature, quanti sono i sacerdoti nella terra: Ego autem non contradico.

Lasciate ch'io oggi parli con voi, o Cuore amantissimo del mio Gesù, da cui uscirono già tutt'i sacramenti, e principalmente uscì questo Sacramento d'amore. Io vorrei rendere a voi tanto di gloria e d'onore, quanto voi ne rendete sacramentato nelle nostre chiese all'Eterno Padre. Io so che voi su quest'altare mi state amando con quello stesso amore con che mi amaste quando consumaste la vostra vita divina fra tante amarezze sulla croce. Illuminate, o Cuore divino, a conoscervi chi non vi conosce. Liberate co' vostri meriti, o almeno sollevate nel purgatorio quell'anime afflitte che sono già vostre spose eterne. Io vi adoro, vi ringrazio, vi amo con tutte l'anime che a quest'ora vi stanno amando nella terra e nel cielo. Purificate, o Cuore purissimo, il mio cuore da tutti gli attacchi alle creature, e riempitelo del vostro santo amore. Possedete, o Cuore dolcissimo, tutto il cuor mio, talmente ch'egli da oggi avanti sia tutto per voi e possa dire sempre: Quis me separabit a caritate Dei quae est in Christo Iesu? (Rom. VIII, 35 e 39). Scrivete, o Cuore santissimo, sopra del mio gli affanni così amari che per tanti anni sopra la terra sopportaste con tanto amore per me, acciocché alla loro vista io da oggi avanti aneli, o almeno sopporti per amor vostro con pazienza tutte le pene di questa vita. Cuore umilissimo di Gesù, fatemi parte della vostra umiltà. Cuore mansuetissimo, comunicatemi la vostra dolcezza. Togliete dal mio cuore tutto ciò che a voi non piace. Convertitelo tutto a voi, acciocché non voglia né desideri se non quello solo che volete voi. Fate in somma ch'io viva solo per ubbidirvi, solo per amarvi, solo per darvi gusto. Conosco che troppo vi debbo, troppo voi mi avete obbligato: è poco s'io tutto mi struggo e mi consumo per voi.

Giac. O Cuore di Gesù, voi siete l'unico signore del cuore mio.

A Maria

San Bernardo dice che Maria è quell'arca celeste, nella quale rifugiandoci a tempo, saremo liberati certamente dal naufragio della dannazione eterna: Arca in qua naufragium evadimus. Fu già figura di Maria l'arca dove Noè scampò un tempo dal naufragio universale della terra. Ma dice Esichio che Maria è un'arca di quella più ampia, più forte e più pietosa: Arca Noe largior. Pochi uomini e pochi bruti in quella furono ricevuti e salvati; ma la Salvatrice nostra riceve tutti coloro che si rifugiano sotto il suo manto, e tutti sicuramente li salva. Poveri noi se non avessimo Maria! Ma quanti, regina mia, si perdono! e perché? Perché non ricorrono a voi. E chi mai si perderebbe, se a voi ricorresse?

Giac. Maria santissima, fate che tutti ricorriamo sempre a voi.

VISITA XXVI

Exulta et lauda habitatio Sion, quia magnus in medio tui sanctus Israel (Is. XII, 6). Oh Dio, e quale gaudio dovressimo noi uomini concepire, quali speranze e quali affetti, in sapere che in mezzo alle nostre patrie, nelle nostre chiese, vicino alle nostre case vi abita e vive nel SS. Sacramento dell'altare il Santo de' Santi, il vero Dio! Quello che colla sua presenza fa beati i santi nel paradiso! Quello ch'è lo stesso amore! Amorem non tam habet, quam ipse est, dice S. Bernardo. Questo Sacramento non solo è Sacramento d'amore, ma è lo stesso amore, lo stesso Dio, che per l'amore immenso che porta alle sue creature si chiama ed è lo stesso amore: Deus caritas est. Ma io vi sento lamentare, o Gesù mio sacramentato: Hospes eram et non collegistis me. Che voi siete venuto ad essere nostr'ospite in terra per nostro bene, e che noi non vi abbiamo accolto. Avete ragione, Signore, avete ragione; ed io sono uno di quest'ingrati che vi ho lasciato solo, senza venire neppure a visitarvi. Castigatemi come volete, ma non col castigo ch'io meriterei, d'esser privato della vostra presenza; no, ch'io voglio emendare la mia rozzezza e le scortesie che vi ho usate. Voglio da oggi avanti non solo visitarvi spesso, ma trattenermi quando posso con voi. O pietosissimo Salvatore, fate ch'io vi sia fedele ed infiammi col mio esempio anche gli altri a tenervi compagnia nel SS. Sacramento. Io sento l'Eterno Padre che dice: Hic est Filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui (Matth. XVII, 5). Dunque un Dio trova in voi tutte le sue compiacenze, e non ve le troverò io, verme miserabile, a starmene con voi in questa valle di lagrime?

O fuoco consumatore, distruggete in me tutti gli affetti alle cose create, perché queste sole possono rendermi infedele ed allontanarmi da voi. Voi potete se volete: Domine, si vis, potes me mundare. Avete fatto tanto per me, fate quest'altro cacciate dal mio cuore tutti gli amori che non tendono a voi. Ecco, io a voi mi dono tutto: dedico oggi tutta la vita che mi resta all'amore del SS. Sacramento. Voi, Gesù mio sacramentato, avete da essere il mio conforto, il mio amore in vita e nel tempo della mia morte, allorché verrete ad essermi viatico e condottiere al vostro regno beato. Amen, amen. Così spero, così sia.

Giac. Quando, Gesù mio, vedrò la tua bella faccia?

A Maria

In voi, o santissima nostra madre, troviamo rimedio in tutti i nostri mali: in voi troviamo il ristoro della nostra debolezza, mentre vi chiama S. Germano, Potentia debilitatis nostrae. In voi troviamo la porta per uscire dalla schiavitù del peccato, mentre vi chiama S. Bonaventura Porta libertatis. In voi troviamo la nostra sicura pace: Quies tuta hominum, vi nomina lo stesso. In voi troviamo il sollievo della nostra misera vita: Solatium peregrinationis nostrae, come vi dice S. Lorenzo Giustiniano. In voi troviamo in somma la grazia divina e Dio medesimo, mentre S. Bonaventura vi chiama: Thronus gratiae Dei; e Proclo: Pons per quem Deus ad homines descendit: un ponte felice per cui Dio, fatto lontano per le nostre colpe, passa poi ad abitare colla sua grazia nell'anime nostre.

Giac. O Maria, voi siete la fortezza mia, la liberazione, la pace e la salute mia.

VISITA XXVII

Canta la S. Chiesa nell'officio del SS. Sacramento: Non est alia natio tam grandis, quae habeat Deos appropinquantes sibi, sicut Deus noster adest nobis. I Gentili sentendo l'opere d'amore del nostro Dio, giungevano a dire: Oh che buon Dio è questo Dio dei Cristiani! Ed in fatti, con tuttoché i Gentili si fingevano i Dei secondo i loro capricci, pure leggete l'Istorie e vedrete che in tante favole ed in tanti dei che inventavano, niuno è arrivato a fingersi mai un Dio così innamorato degli uomini, com'è il nostro vero Dio, che per dimostrare il suo amore a' suoi adoratori e per arricchirli di grazie ha fatto un tale prodigio d'amore, di starsene fatto nostro perpetuo compagno nascosto di giorno e di notte dentro de' nostri altari, parendo ch'egli non sapesse neppure per un momento separarsi da noi. Memoriam fecit mirabilium suorum (Ps. CX, 4). — Dunque voi, dolcissimo Gesù mio, avete voluto fare il più grande dei vostri miracoli per soddisfare al desiderio eccessivo che avete di stare con noi sempre vicino e presente? E perché gli uomini poi fuggono dalla vostra presenza? E come posson vivere tanto tempo lontani da voi, o vengono a visitarvi così di rado? E se vi stanno un quarto d'ora, loro sembra un secolo per lo tedio che vi trovano? O pazienza del mio Gesù, quanto sei grande! Sì, v'intendo, Signor mio, è grande, perch'è grande l'amore che portate agli uomini, e questo è quello che v'obbliga a trattenervi continuamente fra tanti ingrati.

Ah mio Dio, ch'essendo infinito nelle perfezioni siete anche infinito nell'amare, non permettete che io ancora abbia da essere per l'avvenire tra il numero di questi ingrati, come sono stato per lo passato. Concedetemi un amore pari al vostro merito e all'obbligo mio. Trovai un tempo anch'io tedio alla vostra presenza perché non vi amava o vi amava troppo poco; ma se giungo colla grazia vostra ad amarvi assai, no che non avrò più tedio a trattenermi i giorni e le notti a' piedi di voi sacramentato. — O Padre Eterno, io vi offerisco il vostro medesimo Figlio, accettatelo per me e per gli meriti suoi donatemi un amore talmente ardente e tenero al SS. Sacramento, che sempre io rivolto a qualche chiesa, dove egli sta nel Sacramento, ivi pensi e desideri con ansia il tempo di andare a trattenermi alla sua presenza.

Giac. Dio mio, per amore di Gesù datemi un grande amore al SS. Sacramento.

A Maria

Maria è quella torre di Davide di cui dice lo Spirito Santo ne' sacri Cantici: Aedificata est cum propugnaculis, mille clypei pendent ex ea, omnis armatura fortium: torre ch'è stata edificata con mille fortezze e che tiene mille difese ed armi a beneficio di coloro che a lei ricorrono. Voi siete dunque, o Maria Santissima, come vi chiama S. Ignazio martire: Propugnaculum munitissimum in bello versantibus: la difesa fortissima per coloro che stanno nella battaglia. Oh che assalti continuamente mi stanno dando i miei nemici, per privarmi della grazia di Dio e della protezione vostra, Signora mia carissima! Ma voi siete la mia fortezza. Voi già non isdegnate di combattere per coloro che in voi confidano, mentre S. Efrem vi nominava: Propugnatrix confidentium in te. Voi dunque difendetemi e combattete per me, che in voi tanto confido e spero.

Giac. Maria, il nome tuo è la difesa mia.

VISITA XXVIII

Avendoci Dio donato il suo medesimo Figlio, dice S. Paolo, qual bene mai noi possiamo temere che ci abbia a negare? Quoniam non etiam cum illo omnia nobis donavit? (Rom. VIII, 32). Sappiamo già che l'Eterno Padre tutto quello che ha l'ha dato a Gesù Cristo: Omnia dedit ei Pater in manus (Io. XIII, 3). Ringraziamo sempre dunque la bontà, la misericordia, la liberalità del nostro amantissimo Dio che ha voluto renderci ricchi d'ogni bene e di ogni grazia nell'averci dato Gesù nel Sacramento dell'altare: In omnibus divites facti estis in illo... ita ut nihil vobis desit in ulla gratia (I Cor. I, 5 e 7). Sicché, o Salvatore del mondo, o Verbo umanato, io posso pensare che voi siete mio e tutto mio se io vi voglio: ma posso dire insieme ch'io son tutto di voi che mi volete? Ah, Signor mio, rimediate a non far vedere nel mondo questo sconcerto e questa ingratitudine, che io non abbia ad essere vostro quando voi mi volete!

Ah non sia mai. Se ciò è stato per lo passato, non sia più per l'avvenire. Io risolutamente oggi mi consacro tutto a voi: vi consacro nel tempo e nell'eternità la mia vita, la mia volontà, i miei pensieri, le mie azioni, i miei patimenti. Eccomi tutto vostro; qual vittima a voi consacrata, mi licenzio dalle creature e tutto a voi mi offerisco. Consumatemi colle fiamme del vostro divino amore. Non voglio no che del mio cuore n'abbiano più parte le creature. I segni che mi avete fatti vedere dell'amore che mi portaste allora quando io non vi amava, mi fanno sperare che certamente mi accettiate ora che v'amo, e per amore a voi mi dono. Eterno Padre, io vi offerisco oggi tutte le virtù, gli atti, gli affetti del Cuore del vostro caro Gesù. Accettateli per me e per gli meriti suoi che tutti sono miei, mentr'egli a me l'ha donati: concedetemi quelle grazie che Gesù vi domanda per me. Con questi meriti io vi ringrazio di tante misericordie usatemi. Con questi soddisfo quello che vi debbo per li peccati miei. Per questi spero ogni grazia da voi, il perdono, la perseveranza, il paradiso, e sopra tutto il sommo dono del vostro puro amore. Vedo già che a tutto io sono che pongo impedimento, ma a ciò ancora voi rimediate. Io ve lo prego per amore di Gesù Cristo il quale ha promesso: Si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis (Io. XVI, 23). Dunque non me lo potete negare. Signore, io non voglio che amarvi, che donarmi a voi intieramente, e non vedermi più ingrato come sono stato sinora. Guardatemi ed esauditemi; fate che oggi sia il giorno ch'io tutto mi converta a voi, per non lasciare mai più d'amarvi. V'amo, mio Dio, v'amo, bontà infinita; v'amo, mio amore, mio paradiso, mio bene, mia vita, mio tutto.

Giac. Gesù mio, tutto mio; voi mi volete, io vi voglio.

A Maria

Quanto mi sento sollevare nelle miserie mie e quanto consolare nelle mie tribulazioni; quanto conforto io provo nelle tentazioni, quando mi ricordo e chiamo voi in aiuto, o mia dolcissima e santissima madre Maria. Sì, che ben avete ragione, o santi, di chiamare la mia Signora porto de' tribolati: Portus vexatorum, come S. Efrem; ristoro delle miserie: Restauratio calamitatum nostrarum; il sollievo de' miserabili: Solatium miserorum, S. Bonav.; il riposo delle nostre lagrime: Requies gemituum nostrorum, S. Germano. Maria mia, consolatemi voi; io mi vedo pieno di peccati e circondato da' nemici, senza virtù, freddo nell'amore verso Dio. Consolatemi, consolatemi, e la consolazione sia di farmi cominciare una nuova vita: vita che veramente gradisca al vostro Figlio e a voi.

Giac. Mutatemi, Maria madre mia, mutatemi, voi lo potete fare.

VISITA XXIX

Sto ad ostium et pulso (Apoc. III, 20). O pastore amantissimo che per amore delle vostre pecorelle, non contento d'essere morto una volta sacrificato sopra l'altare della croce, avete voluto di più mettervi nascosto in questo divin Sacramento sugli altari delle nostre chiese, per essere più e sempre vicino a bussare le porte de' nostri cuori, e così procurarvi l'entrata; ah sapess'io godere della vostra vicinanza, come ne godeva la vostra sagra Sposa de' Cantici che diceva: Sub umbra illius quem desideraveram sedi (Cant. II, 3). Ah se io v'amassi, se v'amassi davvero, mio amabilissimo Sacramento! ben'io ancora desidererei notte e giorno non partirmi mai da' piedi di un ciborio; ed ivi fermandomi vicino alla vostra maestà, ma velata sotto l'ombra apparente delle specie sagre, io ancora vi troverei quelle delizie divine e quel contento che vi trovano l'anime vostre innamorate! Deh tiratemi voi cogli odori delle vostre bellezze e dell'amore immenso che manifestate in questo Sacramento: Trahe me post te in odorem unguentorum tuorum curremus (Cant. I, 3). Sì, mio Salvatore, che allora lascerò le creature e tutt'i piaceri della terra per correre a voi sacramentato. Sicut novellae olivarum in circuitu mensae tuae (Ps. CXXVII, 3). Oh quanti frutti di sante virtù rendono a Dio come piante novelle quell'anime felici che assistono con amore d'intorno a' sagri cibori! Ma io mi vergogno di comparirvi avanti, o Gesù mio, così nudo e così vacuo di virtù. Voi avete ordinato che chi viene all'altare ad onorarvi, non venga senza offerirvi donativo: Non apparebit in conspectu meo vacuus (Ex. XXIII, 15). Dunque che ho da fare? non comparirvi più davanti a visitarvi? Ma no che questo a voi non piace. Verrò povero quale sono, e voi provvedetemi di que' doni che da me volete. Io vedo che voi a tal fine vi trattenete in questo Sacramento, non solo per premiare i vostri amanti, ma per provvedere anche i poveri de' vostri beni.

Via, cominciate da oggi. Io v'adoro, o re del mio cuore, o vero amatore degli uomini, o pastore troppo innamorato delle vostre pecorelle, ed a questo soglio del vostro amore io oggi mi accosto; e non avendo altro che offerirvi, vi presento il mio miserabile cuore, acciocché sia tutto consacrato all'amore ed al beneplacito vostro. Con questo cuore io posso amarvi, con questo io voglio amarvi quanto posso. Tiratevelo dunque e ligatelo tutto alla vostra volontà, sicché io ancora da oggi innanzi possa dire contento, come diceva il vostro diletto Discepolo, ch'egli era il ligato dalle catene del vostro amore: Ego Paulus vinctus Christi (Eph. III, 1). Unitemi, Signor mio, tutto con voi, e fatemi scordare anche di me stesso, acciocché io arrivi un giorno a perdere felicemente tutte le cose ed anche me stesso per trovare solamente voi coll'amarvi sempre. V'amo, Signor mio sacramentato, a voi mi ligo, a voi mi unisco; fatevi da me trovare, fatevi amare, e non vi partite mai più da me.

Giac. Gesù mio, tu solo mi basti.

A Maria

S. Bernardo chiama Maria: Via regia Salvatoris: la via sicura per trovare il Salvatore e la salute. Se dunque è vero, o Regina, che voi siete come dice lo stesso santo: Vehiculum ad Deum animarum nostrarum: quella che conducete le nostre anime a Dio; ah Signora, non aspettate ch'io cammini a Dio, se voi non mi portate sulle vostre braccia. Portatemi, portatemi; e se io resisto, portatemi per forza: costringete quanto mai più potete colle dolci attrattive della vostra carità l'anima mia, la mia volontà ribelle a lasciare le creature, ed a cercare solo Dio e la sua volontà divina. Fate vedere al paradiso quanto siete potente. Fate conoscere, dopo tanti prodigi, quest'altro prodigio della vostra misericordia, con tirare tutto a Dio chi era tutto lontano da Dio.

Giac. O Maria, voi mi potete far santo, da voi lo spero.

VISITA XXX

Cur faciem tuam abscondis? (Iob. XIII, 24). Dava timore a Giobbe il vedere che Dio nascondeva la sua faccia; ma l'intendere che Gesù Cristo nasconde la sua maestà nel SS. Sacramento, a noi non dee apportare timore, ma più confidenza ed amore; mentr'egli appunto per accrescere la nostra confidenza e per più manifestarci il suo amore si mette sugli altari nascosto sotto le specie di pane. Dum Deus in hoc Sacramento faciem suam abscondit amorem suum detegit. Il Novarino. E chi mai avrebbe ardire d'accostarsegli con confidenza, di palesargli i suoi desideri se questo Re del cielo facesse sugli altari comparire gli splendori della sua gloria?

Ah mio Gesù, e quale invenzione amorosa è stata mai questa del SS. Sacramento, di nascondervi sotto l'apparenza di pane per farvi amare e trovare in terra da chi vi desidera? Avea ragione il profeta di dire che parlassero gli uomini e gridassero per tutto il mondo, per far sapere a tutti dove giungono l'invenzioni dell'amore che ha per noi questo nostro buon Dio: Notas facite in populis adinventiones eius (Is. XII, 4). O Cuore amantissimo del mio Gesù, degno di possedere tutt'i cuori delle creature, Cuore tutto pieno e sempre pieno di fiamme di purissimo amore: o fuoco consumatore, consumatemi tutto e datemi una vita novella di amore e di grazia. Unitemi talmente a voi, che io non mai più abbia a dividermi da voi. O Cuore aperto per essere il rifugio delle anime, ricevetemi. O Cuore sopra la croce così addolorato per li peccati del mondo, datemi un vero dolore de' peccati miei. Io so che in questo divin Sacramento voi conservate gli stessi sentimenti d'amore che avevate per me morendo nel Calvario, e perciò avete un gran desiderio di unirmi tutto a voi. E sarà possibile ch'io più resista a rendermi tutto al vostro amore ed al vostro desiderio? Deh per li meriti vostri, amato mio Gesù, feritemi voi, ligatemi, stringetemi, unitemi tutto al vostro Cuore. Io risolvo oggi colla grazia vostra di darvi ogni gusto possibile, con mettermi sotto i piedi tutti i rispetti, le inclinazioni, le ripugnanze, tutt'i miei gusti, i miei comodi, che mi possono impedire di contentarvi intieramente. Fate voi, Signor mio, ch'io l'eseguisca in modo che da oggi avanti tutte l'opere mie, i miei sentimenti e gli affetti sieno in tutto uniformi al vostro beneplacito. O amore di Dio, cacciate dal cuor mio tutti gli altri amori. O Maria, speranza mia, voi tutto potete appresso questo Dio, ottenetemi la grazia di essere io servo fedele sino alla morte del puro amore di Gesù. Amen, amen. Così spero, così sia, nel tempo e nell'eternità.

Giac. Quis me separabit a caritate Christi?

A Maria

Attesta S. Bernardo che la carità di Maria verso di noi non può essere di quello ch'è né più grande né più potente; ond'ella abbonda sempre in compatirci col suo affetto ed in sovvenirci colla sua possanza: Potentissima et piissima caritas Dei matris, et affectu compatiendi et subveniendi abundat affectu: aeque locuples in utroque. Sicché, purissima regina mia, voi siete ricca di potenza, ricca di pietà: potete e desiderate salvare ognuno. Vi pregherò dunque oggi e sempre colle parole del divoto Blosio: O Domina, me pugnantem protege, me vacillantem confirma. O Maria santissima, in questa gran battaglia, in cui mi trovo combattendo coll'inferno, soccorretemi sempre; ma quando poi mi vedete che sto vacillando per cadere, ah Signora mia, stendete allora più presto la vostra mano e sostenetemi con più forza. Oh Dio, quante tentazioni mi restano da superare sino alla morte! Deh non permettete voi, speranza mia, rifugio mio, fortezza mia Maria, ch'io abbia a perdere mai la grazia di Dio; mentre io propongo di ricorrere sempre e subito a voi in tutte le tentazioni, dicendo:

Giac. Aiutatemi, Maria, Maria, aiutatemi.

VISITA XXXI

Oh che bel vedere era il vedere il nostro dolce Redentore in quel giorno in cui stracco dal viaggio sedea tutto piacevole ed amoroso sopra d'un fonte, aspettando la Samaritana per convertirla e salvarla! Iesus ergo sedebat sic super fontem (Io. IV, 6). Così appunto sembra ch'egli medesimo tutto giorno al presente dolcemente si trattenga con noi, sceso dal cielo sui nostri altari, come su tanti fonti di grazie, aspettando ed invitando l'anime a tenergli compagnia, almeno per qualche tempo, affine di tirarle con ciò al perfetto suo amore. Da tutti gli altari dove sta Gesù sacramentato par ch'egli parli e dica a tutti: Uomini, perché fuggite dalla mia presenza? Perché non venite e vi accostate a me che tanto v'amo e per vostro bene sto qui così umiliato? Che timore avete? non son io già ora venuto in terra per giudicare, ma mi son nascosto in questo Sacramento d'amore solo per far bene e salvare ognuno che a me ricorre: Non veni ut iudicem mundum, sed ut salvificem mundum (Io. XII, 47). Intendiamo dunque che conforme Gesù Cristo nel cielo sta semper vivens ad interpellandum pro nobis (Hebr. VII, 25): così nel Sacramento dell'altare sta facendo continuamente notte e giorno il pietoso officio d'avvocato per noi, offerendosi vittima all'Eterno Padre per ottenerci da lui misericordie e grazie innumerabili. Diceva perciò il divoto de Kempis che dobbiamo accostarci a parlare a Gesù sacramentato senza timore di castighi e senza soggezione, ma come ad un amico amato: Sicut solet loqui dilectus ad dilectum, amicus ad amicum.

Giacché dunque così mi permettete, lasciate dunque, o nascosto mio re e signore, ch'io vi apra con confidenza il mio cuore e vi dica: O mio Gesù, o innamorato delle anime, io ben conosco il torto che vi fanno gli uomini. Voi l'amate, e non siete amato: fate bene, e ricevete disprezzi: volete far sentire loro le vostre voci, e non vi danno udienza: offerite le vostre grazie, e le ricusano. Ah Gesù mio, ed è vero ch'io ancora mi sono unito un tempo con quest'ingrati a così disgustarvi? Oh Dio, è troppo vero; ma io voglio emendarmi e voglio compensare ne' giorni che mi restano di vita, i disgusti che v'ho dati, con fare quanto posso per piacervi e darvi gusto. Dite, Signore, quel che volete da me: tutto lo voglio fare senza riserba: fatemelo sapere per mezzo della santa ubbidienza, e spero di farlo. Dio mio, risolutamente io vi prometto di non lasciare mai cosa ch'io intenda da oggi avanti essere di maggior vostro gusto: ancorché ci avessi a perdere ogni cosa, parenti, amici, stima, sanità, anche la vita. Si perda tutto e si dia gusto a voi. Felice perdita, quando si perde e sacrifica tutto per contentare il vostro Cuore, o Dio dell'anima mia. V'amo, o sommo bene, amabile più d'ogni altro bene; ed in amarvi unisco il mio picciolo cuore a tutt'i cuori coi quali v'amano i serafini; l'unisco al Cuore di Maria, al Cuore di Gesù. V'amo con tutto me stesso e solo voi voglio amare e sempre solo voi voglio amare.

Giac. Mio Dio, mio Dio, io son tuo e tu sei mio.

A Maria

Dice il B. Amedeo che la beatissima nostra regina Maria continuamente sta alla divina presenza facendo la nostra avvocata ed interponendo le sue preghiere che sono potentissime appresso Dio: Adstat beatissima Virgo vultui conditoris, prece potentissima semper interpellans pro nobis. Poiché, soggiunge, già ella vede le nostre miserie e i nostri pericoli, e la clemente Signora con amore di madre ci compatisce e ci soccorre: Videt enim nostra discrimina, nostrique clemens ac dulcis domina materno affectu miseretur. Dunque, avvocata mia e mia amorosissima madre, voi a quest'ora già vedete le miserie dell'anima mia, vedete i miei pericoli e state pregando per me? Pregate, pregate, e non lasciate mai di pregare, sin tanto che non mi vediate salvo a ringraziarvi in paradiso. Tu post Unigenitum tuum certa fidelium salus. Mi dice il divoto Blosio che voi, o Maria dolcissima, dopo Gesù siete la salute certa di coloro che vi sono servi fedeli. Ah questa grazia io oggi vi cerco, concedetemi la sorte di essere vostro schiavo fedele sino alla morte, acciocché dopo la morte venga a benedirvi in cielo, sicuro di non aver mai più a separarmi da' vostri santi piedi per mentre Dio sarà Dio.

Giac. O Maria madre mia, fa che tuo io sempre sia.

Mio ben, mio Dio, tu già sei mio;

Ti dono il core e tutto me.

Da te non voglio altro che te.

Quid mihi est in caelo, et a te quid volui super terram?... Deus cordis mei et pars mea Deus in aeternum (Ps. LXXII, 25, 26).